Mentre alla Camera veniva approvata la riforma della legge elettorale, al Senato il 16 luglio hanno ottenuto il via libera le risoluzioni della maggioranza sulle quattro pre-intese sulla riforma dell’autonomia differenziata. I provvedimenti garantiranno a Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria la competenza esclusiva su quattro settori: la protezione civile, le professioni non ordinistiche, la previdenza complementare e il coordinamento della finanza pubblica in materia di sanità.
Si tratta del primo vero passo in avanti di una riforma che in questi quattro anni è stata tenuta nel cassetto e che, quando è stata affrontata per la prima volta, è stata tacciata di incostituzionalità dalla Consulta. Il vicepremier leghista ha ottenuto la sua merce di scambio, dopo aver garantito alla Presidente del Consiglio il suo appoggio alla riforma della legge elettorale. Il paradosso è che l’autonomia differenziata è stata fortemente voluta dalla Lega di Matteo Salvini, che anni fa non immaginava il rischio di una spaccatura del partito, con l’ala nordista sempre più lontana dagli obiettivi di quella nazionale.
Il via libera all’autonomia differenziata, infatti, sarebbe un successo più per l’anima del Nord che per quella di Matteo Salvini. Il vicepremier, subito dopo il voto, si è infatti visto costretto a ricordare le battaglie del fondatore della Lega, Umberto Bossi, così come di Roberto Maroni. Gli stessi che vengono ricordati in tutte le feste locali della Lega, dove invece il nome del segretario è del tutto dimenticato.
Cos’è l’autonomia differenziata
Il sì del Senato impegna il Governo a proseguire l’iter istituzionale sull’autonomia differenziata. Le quattro pre-intese, esattamente identiche per tutte e quattro le Regioni, sono state approvate a seguito di una modifica dovuta all’intervento della Consulta.
Il testo originario presentato dal ministro degli Affari Regionali in quota Lega, Roberto Calderoli, non rispettava i dettami della Costituzione, in quanto garantiva alle regioni la competenza esclusiva anche su materie non legate tipicamente al territorio. Al contrario, i testi approvati il 16 luglio si allineano alle prerogative della Carta. L’unico scetticismo è quello dell’Ufficio parlamentare del Senato sull’incidenza di queste intese sui conti pubblici.
Queste pre-intese si inseriscono quindi nel quadro più ampio della riforma dell’autonomia differenziata, che ha come obiettivo la riforma del titolo V della Costituzione. Lo Stato italiano riconoscerà l’attribuzione a una regione a statuto ordinario dell’autonomia legislativa sulle materie di competenza concorrente, come i rapporti internazionali, la ricerca scientifica e l’istruzione, e in tre casi di materie di competenza esclusiva dello Stato.
L’Italia diventerà così una confederazione, con il Nord – escluse le Regioni di confine Val d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia – staccato dal resto della penisola e autonomo.
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