«Insieme per cambiare l’Italia», il campo largo si riunisce in piazza del Gesù a Napoli. Un migliaio di sostenitori si raccoglie intorno al palco. È il primo summit ufficiale della coalizione progressista, impegnata a costruire una solida alternativa alla destra. Ma i quattro «big» – la segretaria dem Elly Schlein, il leader del M5S Giuseppe Conte e i portavoce di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli – non fanno in tempo a proferire parola che si trovano immediatamente a contrastare le urla e gli slogan che vengono dagli attivisti di Potere al Popolo. Un’ingerenza tale da costringere gli organizzatori a interrompere la manifestazione per una decina di minuti.
È Giuseppe Conte il primo a intervenire. Si alza in piedi e afferma: «Tu con il megafono, fai il fenomeno, ma noi non vi avremmo mai tolto la vostra bandiera, come voi avete fatto con gli attivisti del Movimento, e non facciamo decreti per impedirvi di parlare». La pronta risposta del pentastellato attiva i sostenitori del campo largo, che iniziano così a gridare: «Fascisti, fuori!». Mentre i diretti interessati rispondono: «Traditori». Per distendere il clima, Fratoianni scende dal palco per cercare un confronto. Alla fine la manifestazione riprende, nonostante gli intoppi.
I quattro leader intervengono uno dopo l’altro, proponendo ai presenti e ai potenziali sostenitori un programma elettorale. Che finalmente sembra più definito. Non ci sono dubbi sulla necessità di metter mano alla sanità e ai salari troppo bassi, ma anche di introdurre il congedo paritario e contrastare la legge elettorale proposta dal Governo Meloni. Prima ancora che il summit avesse inizio, Conte aveva scritto su X: «Dobbiamo mandare a casa i finti patrioti con un’alleanza per la Costituzione». Ribadisce poi dal palco: «Ora tocca a noi governare». E non manca di attaccare la premier sul riarmo: «Spieghi dove prenderà i 19 miliardi».
La segretaria dem invece interviene solo in serata. «Dobbiamo essere testardamente unitari per battere le destre e non perché ce lo ha ordinato il medico», le sue parole, «non c’è miglior programma che attuare la nostra Costituzione antifascista». Il fronte progressista procede così parzialmente compatto, con Fratoianni che a conclusione dell’evento sentenzia: «Non ci divideremo più». Ma c’è qualcuno tra i banchi dei riformisti che continua a osservare la coalizione con un certo scetticismo. Come il senatore dem Filippo Sensi, che a poche ore dall’incontro afferma: «Hai voglia ad andare a Napoli se poi a Strasburgo i 5S sull’Ucraina votano contro, assieme alla Lega e a Vannacci. Risparmiatevi le foto».
Dei centristi poi, non c’è nessuno. Né il segretario di Italia Viva-Casa Riformista Matteo Renzi, né il leader di Azione Carlo Calenda. Eccezione fatta per il segretario di +Europa Riccardo Magi.
Ora i quattro «big» si preparano al prossimo summit a Padova, il 15 luglio.
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