Alla vigilia del vertice Nato di Ankara, il segretario generale Mark Rutte prova a tenere insieme gli alleati e a disinnescare l’incognita Donald Trump. Nei piani del segretario, il summit dovrà confermare l’aumento delle spese per la difesa, rafforzare il pilastro europeo dell’Alleanza e preparare nuovi aiuti per Kiev.
Il target del 5%
Rutte ha chiesto ai governi «piani chiari e concreti» per arrivare al 5% del Pil in difesa e sicurezza entro il 2035. Secondo il segretario generale, dopo la decisione presa l’anno scorso, l’Alleanza ha già visto «progressi trasformativi». Gli europei e il Canada, ha osservato, spendono ormai in media il 4% in difesa e sicurezza. Tra 2025 e 2026 avrebbero investito 280 miliardi di dollari in più. Ma restano nodi aperti, soprattutto con «Spagna, Italia, Belgio e Canada», chiamati ad aumentare gli investimenti per allinearsi agli altri paesi.
Riequilibrare il rapporto con Washington
Rutte ha anche respinto l’idea che Trump voglia spaccare la Nato. La revisione della postura militare americana, ha spiegato, è «una mossa saggia» e sarà condotta in consultazione con gli alleati. Ma il messaggio all’Europa è chiaro: la dipendenza dagli Stati Uniti non è più un’opzione. «Non è sostenibile chiedere a un Paese con 350 milioni di abitanti, che vive a otto ore di volo da qui, di difendere gli europei dai russi», ha detto Rutte. Gli Stati Uniti continueranno a garantire l’ombrello nucleare e un sostegno convenzionale decisivo, ma il baricentro dovrà cambiare.
Una Nato più europea
La Nato, insomma, deve cambiare, e Ankara dovrebbe segnare l’avvio di un’alleanza più europea. La Germania punta a guidare il nuovo corso, con l’obiettivo di arrivare al 3,5% di spesa militare «core» già nel 2029. Varsavia cresce come altro polo della sicurezza continentale, accanto a Francia e Regno Unito. L’Italia, dal canto suo, potrebbe rientrare nel formato E5, con Berlino interessata ad avere Roma come sponda per bilanciare Parigi.
Anche l’Ucraina avrà un ruolo sempre più centrale: non solo Paese da sostenere, ma «fornitore di sicurezza» per l’Europa, grazie a un’industria della difesa ormai decisiva nelle strategie di riarmo.
Un summit «a prova di Trump»
Il segretario generale della Nato e i suoi, assieme al padrone di casa Erdogan, hanno lavorato a un vertice il più possibile «a prova di Trump». Prima dell’arrivo dei leader ci sarà un grande forum dell’industria della difesa transatlantica, con contratti e intese per miliardi di dollari. Mercoledì il Consiglio Atlantico sarà invece concentrato in poche ore, proprio per limitare i rischi.
L’apprensione però resta alta. Se Trump dovesse attaccare gli alleati sulle spese, sull’Iran o su Hormuz, il segnale sarebbe negativo. «Il vertice è stato costruito perché vada bene, cosa dirà o farà Trump lo vedremo», ha sintetizzato Guido Crosetto.
Un diplomatico alleato ha formulato la propria speranza in altri termini: «Un vertice bello noioso».
Il dossier Ucraina
L’altro dossier centrale, ovviamente, è Kiev. L’Ucraina è stata del resto l’epicentro di questa nuova campagna di militarizzazione.
Rutte ha ricordato che Mosca continua a colpire le città ucraine con droni e missili: «Tutti gli alleati devono fare la loro parte affinché il nostro sostegno all’Ucraina continui», ha avvertito.
Anche Zelensky ha chiesto decisioni forti sulla difesa aerea. Dopo i nuovi bombardamenti su Kiev, il presidente ucraino insiste sui Patriot: «Finché i missili Patriot rimarranno nei depositi dei nostri alleati, la Russia non farà altro che sentirsi incoraggiata a continuare a distruggere edifici residenziali».
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