La Procura di Ancona ha predisposto gli arresti domiciliari per un imam di 47 anni, originario del Bangladesh, nell’ambito di un’inchiesta sul centro islamico di At-Taqwa di Jesi, in viale della Vittoria. Qui, tra i banchi della scuola coranica, una quindicina di ragazzi sarebbero stati sottoposti a vessazioni e maltrattamenti. È un docente a essersi rivolto alle autorità, dopo aver ascoltato lo sfogo di uno dei giovani. Dalle testimonianze, sembra che non si trattasse di episodi isolati, ma di un vero e proprio metodo educativo: studenti obbligati a fare i piegamenti al minimo errore, altri ai quali venivano tirate le orecchie, una penna tra le mani utilizzata come «coltello» per intimidire.
E così, su richiesta della sostituta procuratrice Valentina Bavai, il gip ha emesso il 1° luglio il provvedimento cautelare, al quale gli agenti della Squadra Mobile hanno dato esecuzione. Ora gli inquirenti dovranno stabilire se l’approccio formativo dell’imam fosse una sua iniziativa o vedesse l’approvazione dei famigliari degli studenti. Secondo quanto riporta La Verità, potranno avvalersi dei filmati ripresi dalle telecamere di videosorveglianza, che potrebbero aver immortalato gli episodi di maltrattamento. I giovani erano affidati al maestro coranico per ricevere un’educazione religiosa, fattore che secondo la Procura aggrava le accuse a carico dell’imam.
Ma la moschea in viale della Vittoria è già nota alle autorità. In un servizio condotto dagli inviati della trasmissione Fuori dal coro, condotta da Mario Giordano, era emerso che la comunità fosse vicina alla corrente oltranzista dei Tabligh. Tanto che uno dei testimoni intervistati dai giornalisti disse che il loro compito era quello di «riportare chi si è perso verso l’islam radicale». Parole che provocarono la reazione dell’opinione pubblica. A maggior ragione alla luce del fatto che qualche anno prima, nel 2020, il centro di At-Taqwa venne presentato nella Casa del Popolo di Jesi, con le bandiere del Pd ad accompagnare la lettura del Corano.
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