sabato 15 Agosto 2026
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Cisgiordania, italiani allontanati da un villaggio sotto assedio

Alcune famiglie vivono da giorni sotto l'assedio dei coloni israeliani: l'Idf li ha fatti spostare in un'abitazione sicura

Di Redazione
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Cinque cittadini italiani sono stati allontanati dal villaggio palestinese di Qusra, a sud di Nablus, in Cisgiordania, dove da giorni alcune abitazioni palestinesi restano circondate dai coloni israeliani. La vicenda ha assunto una dimensione internazionale dopo la presenza dei cinque connazionali nelle case coinvolte nell’. Secondo le informazioni raccolte nelle ultime ore, gli italiani stanno bene e ora si trovano in un’abitazione palestinese non interessata dall’accerchiamento. La Farnesina, attraverso l’Unità di crisi, il consolato generale italiano a Gerusalemme e l’ambasciata italiana a Tel Aviv, segue direttamente gli sviluppi.

I cinque italiani, secondo le informazioni disponibili, hanno un’età compresa tra i 20 e i 40 anni e sarebbero quattro donne e un uomo. Erano arrivati a Qusra con l’obiettivo di portare solidarietà alla popolazione palestinese e si erano fermati insieme ad alcune famiglie coinvolte nell’assedio. Tra le persone presenti nelle abitazioni figurava anche Qusai Abu Rida, cittadino statunitense e palestinese, la cui ha denunciato pubblicamente la situazione. Alcuni dei cinque italiani avrebbero già maturato esperienze precedenti in Palestina, mentre per altri si trattava della prima permanenza nella .

Lo spostamento dei cinque italiani

Il loro allontanamento ha generato versioni differenti sulle modalità dell’intervento. Il sindaco di Qusra, Abdul-Azim Wadi, ha riferito attraverso l’agenzia palestinese Wafa che l’ avrebbe espulso gli attivisti dalle abitazioni assediate. Secondo fonti informate citate successivamente da media italiani, invece, i militari avrebbero ordinato agli italiani di lasciare la casa e li avrebbero accompagnati verso un’abitazione situata in una zona non interessata dall’assedio, senza ricorrere alla forza o alla violenza. La distinzione è importante perché al momento non emergono elementi che confermino un’aggressione fisica nei confronti dei cittadini italiani.

La situazione resta comunque particolarmente delicata perché i cinque si trovavano proprio all’interno di un’area al centro di una crescente tensione. Le famiglie palestinesi presenti nelle abitazioni assediate hanno trascorso giorni con difficoltà a muoversi liberamente e con forti limitazioni nell’accesso a beni essenziali. L’assedio delle case ha attirato l’attenzione di organizzazioni per i diritti umani, attivisti israeliani e stranieri e rappresentanti politici, trasformando Qusra in uno dei punti più sensibili dell’attuale escalation nella Cisgiordania.

A Qusra continua la pressione sulle famiglie palestinesi

Secondo le ricostruzioni disponibili, l’assedio delle abitazioni è iniziato domenica 9 agosto. Nelle case interessate vivono complessivamente circa quindici palestinesi, tra cui anche due minori. Una delle abitazioni appartiene a una persona con doppia cittadinanza statunitense e palestinese, elemento che ha contribuito ad attirare l’attenzione anche da parte degli . I coloni hanno circondato le abitazioni e hanno stabilito una presenza nell’area, mentre la popolazione locale ha denunciato violenze e ostacoli alla libertà di movimento.

La tensione è aumentata ulteriormente quando un gruppo di attivisti israeliani ha cercato di raggiungere le abitazioni per portare , cibo e altri generi di prima necessità. Le forze di sicurezza israeliane hanno impedito agli attivisti di avvicinarsi direttamente alle case, facendo riferimento alla chiusura militare dell’area. Gli aiuti sono comunque arrivati successivamente alle famiglie. Anche il deputato israeliano Ofer Cassif ha dichiarato di essere riuscito a raggiungere una delle abitazioni grazie alla propria immunità parlamentare e di aver consegnato acqua, cibo, medicinali e materiale necessario per ripristinare l’approvvigionamento idrico.

Qusra dichiarata zona militare, cresce la pressione internazionale

Nel frattempo, l’esercito israeliano ha dichiarato l’area di Qusra zona militare fino a marzo 2027, una decisione che incide ulteriormente sulla possibilità di accesso al villaggio e sulle degli attivisti che cercano di raggiungere le famiglie palestinesi. La misura ha alimentato le e ha reso ancora più complesso il quadro sul terreno, dove l’esercito, la polizia e i coloni si muovono in un contesto caratterizzato da fortissime tensioni.

Anche dagli Stati Uniti sono arrivate parole molto dure contro quanto sta accadendo. Mike Huckabee, ambasciatore statunitense in Israele, ha definito “terroristi israeliani” i coloni coinvolti nell’assedio. Washington, secondo le informazioni diffuse nelle ultime ore, sta inoltre facendo pressione sul primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu affinché condanni pubblicamente l’azione dei coloni. L’interesse americano deriva anche dalla presenza di un cittadino statunitense tra le persone coinvolte nell’assedio.

La Francia ha assunto una posizione altrettanto netta. Il governo di Parigi ha condannato l’occupazione delle abitazioni palestinesi e le violenze contro i civili, chiedendo alle autorità israeliane di arrestare e perseguire i responsabili. La diplomazia francese ha inoltre richiamato Israele alla necessità di garantire la protezione della popolazione civile, come previsto dal .

La Farnesina segue gli sviluppi

Per l’Italia, il punto prioritario resta la sicurezza dei cinque connazionali. La Farnesina sta seguendo la vicenda attraverso l’Unità di crisi e la rete diplomatica italiana nella regione. Gli italiani, dopo lo spostamento dalle abitazioni assediate, risultano in sicurezza in un’altra casa palestinese del villaggio o nelle immediate vicinanze. Al momento non risultano feriti tra i cinque cittadini italiani coinvolti nella vicenda.

L’episodio riporta ancora una volta l’attenzione sulla situazione nella Cisgiordania, dove negli ultimi anni la violenza legata agli insediamenti e agli attacchi contro le comunità palestinesi ha alimentato una crescente emergenza umanitaria e politica. Qusra rappresenta oggi un nuovo punto di tensione in una regione già segnata da incursioni militari, espansione degli insediamenti e scontri tra popolazione palestinese, coloni e forze israeliane. L’allontanamento dei cinque italiani evita per ora un loro coinvolgimento diretto nell’assedio, ma non risolve la situazione delle famiglie palestinesi rimaste nelle abitazioni circondate.

La vicenda resta quindi aperta. Da una parte, le autorità israeliane hanno imposto nuove restrizioni all’accesso all’area; dall’altra, organizzazioni umanitarie e attivisti continuano a chiedere la possibilità di raggiungere le famiglie con acqua, cibo e medicinali. I cinque italiani sono fuori dalle abitazioni assediate e stanno bene, ma a Qusra la tensione non si è ancora fermata.

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