Slitta al 14 luglio il voto a Montecitorio sulla nuova legge elettorale. Il testo, che porta la prima firma di Galeazzo Bignami (FdI), doveva essere esaminato la prossima settimana. La motivazione ufficiale è, tanto per cambiare, il malfunzionamento della linea ferroviaria. Ironizza così la capogruppo Pd Chiara Braga: «Il presidente della Camera nell’annunciare la data ha fatto riferimento alla situazione complicata dei trasporti la prossima settimana, ma su questo io non so dirvi, citofonate Salvini». E lo stesso fa la capogruppo di Avs Luana Zanella: «Abbiamo noleggiato delle mongolfiere». D’altro canto, anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani conferma l’inconveniente: «Ci sono queste difficoltà ad arrivare a Roma» e quindi non si può «affrontare un tema così delicato come la legge elettorale non potendo contare sul plenum».
Alla luce del contrattempo, i cronisti hanno interpellato il ministro dei Trasporti. Il leader leghista ha smentito tutti, opposizione e alleati: «Cioè leghiamo la legge elettorale ai treni? Questa è nuova. Io arrivo, vado, prendo il treno anche domani», ha affermato indispettito. Ha spiegato inoltre che attualmente ci sono dei cantieri che rallentano effettivamente la viabilità, ma che erano in programma da mesi. E poi la riforma della legge elettorale non gli interessa così tanto. È il vicepremier stesso a confermarlo: «Io fra Pnrr da chiudere, ferrovie, cantieri estivi, autostrade, Piano Casa non ho tempo di occuparmi di legge elettorale, quindi mi fido di chi ci sta lavorando. Non sono un esperto e un appassionato di leggi elettorali».
Anche perché, in realtà, il Rosatellum sarebbe più funzionale per arginare l’ascesa politica di Vannacci, mentre il Melonellum potrebbe comportare che il centrodestra si trovi costretto a includerlo per vincere contro il campo largo. Riflessione che ora i leghisti, e non solo, avranno modo di maturare per un’altra settimana.
Dall’opposizione però non tutti riescono a rispondere alla posticipazione del voto con ironia. Ha tuonato per esempio la segretaria dem Elly Schlein, tanto per il contenuto della legge elettorale, quanto per le vicissitudini che impantanano l’operato del Governo. «La domanda è semplice: il tempo di occuparsi dell’Italia quando pensano di trovarlo?», si chiede, «Abbiamo gli stipendi più bassi d’Europa, una sanità pubblica che ha problemi seri con le liste d’attesa, la crisi climatica, ma Giorgia Meloni non ne parla. E cosa fa la presidente del Consiglio? Parla della Presidenza della Repubblica, parla della legge elettorale». Ha quindi concluso: «Pensano solo al potere e non ai bisogni degli italiani».
Del resto, per quanto Ciriani sia intervenuto a spada tratta in difesa della premier – sottolineando: «Abbiamo tre decreti: sport, infrastrutture, Pnrr e giustizia e immigrazione che stanno andando avanti. Schlein dovrebbe informarsi un po’ di più di cosa avviene in Parlamento» –, è vero che tra Montecitorio e Palazzo Madama non si parla d’altro da mesi.
In questo contesto quindi, tra guerre e crisi energetica, anche il leader di Avs Nicola Fratoianni taglia corto: «Questa è una legge elettorale incostituzionale, punto. Una proposta inemendabile che non intendiamo discutere sui singoli emendamenti che hanno l’unico obiettivo di confondere le acque».
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