Martedì il leader del M5s Giuseppe Conte ha incontrato Paolo Zampolli, amico di Donald Trump e inviato del tycoon per le partnership globali. La notizia è stata diffusa da Libero, che ha parlato persino di “piani paralleli” nella linea politica del Movimento. Denunciando, in sostanza, un’incongruenza tra le critiche rivolte dagli esponenti del M5s alla politica estera di Trump in Medio Oriente e la realtà dei fatti.
A dire il vero, come ha spiegato Conte, si è trattato di un incontro che “non ha avuto nessuna aura di segretezza”, in quanto “è avvenuto su precisa richiesta del sig. Zampolli” e “avanzata con lettera formale nella quale ha esibito le sue credenziali di Special envoy of the president Trump for global partnerships“. E proprio perché non sussistono “segreti di sorta”, il leader pentastellato ha chiesto che il pranzo “avvenisse in un luogo pubblico”. Nello specifico, un ristorante “nel centro di Roma”.
Inoltre, Conte sottolinea che – durante la chiacchierata – ha detto all’inviato del tycoon di riferirgli che considera “questi attacchi all’Iran completamente contrari al diritto internazionale”, motivo per cui “vanno fermamente condannati”. Una narrazione che però non ha convinto la maggioranza, che preferisce puntare sulla trama intessuta da Libero.
È Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio, il primo ad attaccare l’ex premier: “Cosa faceva ieri a pranzo con l’emissario di Trump a Roma, chiuso come al suo solito in una stanza, a parlare di vicende esattamente opposte rispetto a quando va in piazza”. Lo segue Paolo Barelli, capogruppo di Forza Italia alla Camera: “È l’ennesima dimostrazione del doppio standard del Movimento 5 Stelle”. Accuse che però non hanno scosso più di tanto Conte: “Posso rassicurare Bignami e tutto il cucuzzaro che ho detto né più né meno quello che ho sempre detto pubblicamente” – ha risposto in Aula.
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