sabato 15 Agosto 2026
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Crans-Montana, tutti i 12 feriti sono tornati a casa

Dopo 224 giorni di cure, anche Francesca ha lasciato il Centro Ustioni del Niguarda: con la sua dimissione si conclude la fase dei ricoveri a Milano per i dodici ragazzi feriti nel rogo di Capodanno

Di Redazione
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È arrivato un momento atteso per mesi dalle famiglie, dai medici e da tutti coloro che hanno seguito la vicenda dei ragazzi feriti nel tragico incendio di Crans-Montana. Francesca, l’ultima dei dodici pazienti trasferiti e curati a Milano dopo il rogo di Capodanno, è finalmente tornata a casa. La giovane ha lasciato il Centro Ustioni dell’ospedale Niguarda dopo 224 giorni di cure, chiudendo così la fase dei ricoveri ospedalieri milanesi per i ragazzi coinvolti nella tragedia. Una giornata che segna un passaggio importante, ma che non cancella il dolore per quanto accaduto né conclude il percorso sanitario che attende ancora i sopravvissuti.

Francesca lascia il Niguarda dopo otto mesi di cure

Francesca aveva compiuto 17 anni durante la lunga permanenza in ospedale. Lo scorso giugno aveva festeggiato il compleanno al Niguarda insieme alla famiglia, mentre amici e compagni di scuola si erano radunati sotto la sua stanza per regalarle una giornata speciale dopo mesi estremamente difficili. Ora, a distanza di settimane da quella , la ragazza ha potuto finalmente varcare le porte dell’ospedale per fare ritorno nella propria casa. La sua dimissione rappresenta l’ultimo capitolo della fase ospedaliera iniziata dopo l’incendio di Crans-Montana, che aveva richiesto un imponente intervento del sistema sanitario lombardo.

L’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso ha annunciato la conclusione dei ricoveri e ha sottolineato il significato particolare di questa giornata. “Missione compiuta, perché tutti e 12 i pazienti sono tornati a casa”, ha dichiarato Bertolaso, ricordando la promessa fatta dei ragazzi nelle ore drammatiche successive alla tragedia. L’assessore ha inoltre spiegato che il ritorno a casa di Francesca rappresenta una notizia capace di portare gioia dopo una vicenda segnata dalla sofferenza.

Un lavoro sanitario senza precedenti per i dodici ragazzi

Dietro il ritorno a casa dell’ultima paziente ci sono mesi di lavoro intenso da parte di medici, , tecnici, operatori dell’emergenza e specialisti di numerose strutture. Nei primi giorni dell’emergenza hanno lavorato contemporaneamente oltre cento professionisti, con il coinvolgimento dell’ospedale Niguarda, del Policlinico di Milano, di AREU e di diverse équipe specialistiche del sistema sanitario regionale. Gli operatori hanno dovuto affrontare ustioni gravissime e condizioni cliniche complesse, organizzando trasferimenti, interventi chirurgici, medicazioni e percorsi di terapia personalizzati.

I numeri restituiscono solo in parte la dimensione dell’impegno. Nel complesso, i dodici pazienti hanno affrontato oltre 50 interventi chirurgici e ciascuno ha dovuto sottoporsi ad almeno 30 medicazioni in sedazione, oltre alle visite specialistiche, alle medicazioni più complesse e alle sedute laser. La Banca dei Tessuti ha inoltre messo a disposizione oltre 25 mila centimetri quadrati di cute, una risorsa fondamentale nel trattamento delle ustioni. Il percorso ha coinvolto anche specialisti di Pneumologia, Malattie Infettive, Chirurgia Plastica, Riabilitazione e Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

Un ruolo importante ha avuto anche AREU, che ha gestito il trasferimento dei pazienti dalla Svizzera verso Milano con gli elicotteri. Al loro arrivo, il Pronto Soccorso e la Terapia Intensiva del Niguarda hanno garantito le prime cure e la stabilizzazione, mentre il Centro Ustioni ha seguito il lungo percorso specialistico. Il lavoro coordinato tra strutture e professionisti ha permesso di accompagnare i ragazzi attraverso una delle emergenze assistenziali più complesse affrontate negli ultimi anni dalla sanità lombarda.

La dimissione non significa la fine delle cure

Il ritorno a casa rappresenta una conquista importante, ma non coincide con la conclusione delle cure. I dodici ragazzi devono ancora affrontare un lungo percorso di riabilitazione fisica e psicologica. Le ustioni hanno lasciato cicatrici che possono limitare i movimenti e richiedere ulteriori interventi. Alcuni giovani hanno già iniziato percorsi specifici di chirurgia della mano, con l’obiettivo di recuperare progressivamente la mobilità compromessa dalle cicatrici provocate dalle ustioni.

La fase successiva richiederà quindi tempo, controlli, terapie e una costante attenzione alle condizioni fisiche ed emotive dei ragazzi. Il ritorno alla quotidianità avverrà gradualmente, attraverso un percorso che coinvolgerà ancora medici, specialisti, famiglie e strutture sanitarie. La fine del ricovero rappresenta dunque un traguardo fondamentale, ma non l’arrivo definitivo. Come ha sottolineato Bertolaso, serviranno pazienza e forza per tornare passo dopo passo alla vita di tutti i giorni.

Il ricordo delle resta al centro della giornata

La gioia per il ritorno a casa di Francesca non può però cancellare la tragedia che ha dato origine a questa lunga storia di cure. L’incendio di Crans-Montana ha provocato numerose vittime e ha lasciato un dolore profondo nelle famiglie e nelle comunità coinvolte. La giornata della dimissione porta quindi con sé sentimenti diversi: da una parte la felicità per il ritorno a casa dell’ultima ragazza ancora ricoverata a Milano, dall’altra il ricordo delle giovani vite spezzate quella notte.

Guido Bertolaso ha ribadito proprio questo aspetto, invitando a non separare la gioia per la guarigione dei sopravvissuti dal ricordo delle vittime. “Questa giornata di gioia non può farci dimenticare le giovani vittime di quella notte e il dolore dei loro familiari”, ha sottolineato l’assessore. Il ricordo di quelle vite, ha aggiunto, deve spingere le istituzioni e la società a rafforzare la capacità di prevenire tragedie simili e di affrontare nel modo più efficace possibile le emergenze.

Il messaggio delle istituzioni al personale sanitario

Nel corso dei mesi anche le istituzioni hanno seguito da vicino la situazione dei ragazzi. Il presidente della Repubblica ha visitato il Niguarda e ha voluto esprimere il proprio ringraziamento al personale impegnato nelle cure. Bertolaso ha riferito di aver ricevuto una telefonata dal Capo dello , che ha voluto riconoscere il lavoro svolto dal Niguarda, dal Policlinico, da AREU e dagli altri professionisti coinvolti nell’assistenza.

Anche la presidente del Consiglio Meloni ha incontrato i ragazzi e le loro famiglie durante il difficile percorso seguito dopo la tragedia. Il presidente della Regione Attilio Fontana ha accompagnato a sua volta le attività istituzionali legate all’emergenza e al sostegno ai giovani feriti. Ora, con Francesca finalmente a casa, tutti e dodici i pazienti curati a Milano hanno lasciato l’ospedale.

La conclusione dei ricoveri segna quindi un punto di svolta. Dopo otto mesi di interventi, medicazioni, terapie, riabilitazione e attese, Francesca può iniziare una nuova fase accanto alla propria famiglia. Per lei e per gli altri ragazzi il percorso continuerà lontano dalle corsie, con nuove cure e nuove sfide. Il ritorno a casa non cancella ciò che è accaduto, ma rappresenta un passo concreto verso una nuova quotidianità. La promessa fatta alle famiglie, quella di riportare a casa tutti i dodici ragazzi, oggi trova la sua realizzazione.

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