Quasi cento Paesi hanno partecipato a Teheran al primo giorno delle cerimonie funebri per Ali Khamenei. Tra delegazioni ufficiali, leader politici, rappresentanti religiosi e gruppi vicini alla Rivoluzione islamica, l’Iran prova a mostrare di non essere isolato dopo la guerra con Israele e Stati Uniti. Nessun paese europeo è stato formalmente invitato.
Russia e Cina in prima fila
Mosca è rappresentata da Dmitri Medvedev, ex presidente russo e oggi vicepresidente del Consiglio di sicurezza. I media iraniani lo hanno presentato come «inviato speciale» di Vladimir Putin. Medvedev è stato ricevuto dal presidente Masoud Pezeshkian e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Presente anche la Cina, con He Wei, vicepresidente del Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo.
La presenza di Mosca e Pechino è il segnale più netto del fronte diplomatico che Teheran vuole esibire: vecchi alleati, potenze rivali dell’Occidente e Paesi che non hanno rotto i rapporti con la Repubblica islamica.
Pakistan e Iraq
Tra i leader più rilevanti c’è il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, accompagnato anche dal capo di stato maggiore dell’esercito Asim Munir. Il Pakistan ha assunto negli ultimi mesi un ruolo centrale e delicato, perché è stato scelto come mediatore nei negoziati tra Stati Uniti e Iran.
La delegazione irachena è guidata dal presidente Nizar Amidi e dal presidente del Parlamento Haibet al-Halboosi. Presenti anche rappresentanti del Kurdistan iracheno. L’Iraq, paese a maggioranza sciita e vicino a Teheran, ospiterà due tappe delle cerimonie funebri.
Dal Caucaso all’Asia centrale
Alle esequie sono attesi anche il premier armeno Nikol Pashinyan, il presidente georgiano Mikheil Kavelashvili e il presidente tagiko Emomali Rahmon. Il Kazakistan invia il vicepremier e ministro degli Esteri Yermek Kosherbayev, mentre il Turkmenistan è rappresentato da Gurbanguly Berdimuhamedow, presidente del Consiglio del popolo.
La Turchia partecipa con il vicepresidente Cevdet Yilmaz. L’Azerbaigian con la presidente del Parlamento Sahiba Gafarova, mentre alcune fonti iraniane indicano come possibile anche la presenza del presidente Ilham Aliyev.
India, talebani e Fronte della resistenza
Nonostante il forte avvicinamento a Israele durante la presidenza Modi, alle esequie ci sarà anche l’India, rappresentata dal tenente generale Syed Ata Hasnain e dal ministro degli Esteri Pabitra Margherita.
Il governo talebano dell’Afghanistan invia il ministro degli Esteri ad interim Amir Khan Muttaqi.
Non mancano i rappresentanti del cosiddetto «Fronte della resistenza»: Hezbollah è presente con il vice capo del Consiglio politico e con i familiari di Hassan Nasrallah e Imad Mughniyeh, uccisi in precedenti attacchi israeliani. Attese delegazioni anche da Yemen, Libano e altri Paesi vicini all’asse regionale iraniano.
L’Occidente resta fuori
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha precisato che nessun Paese europeo è stato formalmente invitato.
Secondo Teheran, i governi occidentali si sarebbero schierati a sostegno degli attacchi di Stati Uniti e Israele. Baghaei ha detto che i Paesi presenti «si trovano dalla parte giusta della storia» e ha definito «vergognosa» la posizione europea sulle operazioni militari contro l’Iran. Ha aggiunto che gli Stati con una posizione giudicata «inappropriata» sugli attacchi non sono stati invitati.
Delegazioni non governative anche dall’Italia
I media iraniani segnalano anche la presenza di gruppi religiosi, intellettuali e movimenti politici da vari Paesi.
Secondo Irna, una «carovana di amanti della Rivoluzione Islamica» è partita dall’Europa per partecipare ai funerali e «esprimere solidarietà alla resiliente nazione iraniana». Tra i gruppi citati compare anche «una delegazione dell’Asse Anti-Imperialista Italiano».
Per Teheran, la partecipazione di delegazioni ufficiali e realtà filo-iraniane è un segnale di forza: la Repubblica Islamica vuole dimostrare di godere di una rete di rapporti più ampia di quella che l’Occidente le riconosce.
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