A fare promesse non ci vuole nulla, per mantenerle serve un certo sforzo. Giorgia Meloni lo sa bene e continua ciclicamente ad affrontare le crisi di governo con annunci di riforme e tavoli che, però, non si concretizzano mai. L’ultima proposta è arrivata nel corso dell’assemblea di Confindustria, quando la Presidente del Consiglio ha aperto alla possibilità di un tavolo con le associazioni per procedere alla riforma della burocrazia italiana.
Un’ipotesi che più volte si era fatta strada nelle fila del governo, ma che in tre anni e mezzo non è mai stata adeguatamente scandagliata. A un anno dalle elezioni politiche, mentre il governo è al lavoro su una modifica della legge elettorale, Meloni ha riaperto il dossier, nel tentativo di mitigare i rapporti con Confindustria e le altre realtà industriali. Eppure, l’esecutivo aveva avuto dalla sua parte i fondi del Pnrr, che potevano essere utilizzati per sbloccare la pubblica amministrazione. L’ennesima occasione mancata, che lascia il Paese in un momento di stallo e che conferma l’incapacità del governo di procedere con le riforme paventate nel corso della campagna elettorale.
Tutti i tavoli scomparsi del governo Meloni
La promessa dell’apertura di un tavolo sulla riforma della pubblica amministrazione suona come una scatola vuota, se si considerano le situazioni simili che in questi tre anni ha già affrontato l’esecutivo guidato da Meloni. Nel 2023, pochi mesi dopo le elezioni, è stato annunciato dalla ministra Calderone un tavolo tecnico sulle pensioni, che però non ha mai visto la luce né ha portato a riforme significative di un sistema che sembra destinato al collasso. I giovani non lavorano e i fondi per le pensioni rischiano di non poter più rispondere alla domanda del Paese.
Nel 2024 è stato il turno della riforma degli istituti tecnici. Fortemente voluta dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, non è stata mai applicata. Il tavolo tecnico non ha mai varato i decreti attuativi e la commissione per riscrivere le indicazioni nazionali non ha prodotto risultati. Anche la riforma del catasto è stata pubblicizzata e mai messa in atto. I ministri leghisti che erano parte del tavolo istituito dal governo Draghi si sono ritirati prima che i lavori potessero assumere una svolta concreta. Il governo Meloni ha proceduto con una delega nel 2023, di cui però si sono perse le tracce in questi anni.
La promessa del Presidente del Consiglio rischia di trasformarsi nell’ennesimo nulla di fatto, soprattutto se si considera che per una riforma della Pubblica amministrazione, un tavolo con le associazioni sembra superfluo. Il governo potrebbe infatti concentrarsi sulla necessità di rendere questo settore più attrattivo per i giovani, con norme di nomina rigorose e con figure ai vertici che garantiscano trasparenza e terzietà dal mondo della politica.
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