venerdì 15 Maggio 2026

Delmastro resta al suo posto ma ora spunta l’ipotesi di peculato

Cene da 50 persone scortate dai lampeggianti alla "Bistecchieria d’Italia". Il sospetto è che i conti siano stati pagati con fondi pubblici. Sullo sfondo, i legami del ristoratore con i clan

Da Silvia Forconi
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Lo scandalo potrebbe diventare un potenziale caso giudiziario. Il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, finisce si nuovo nel mirino, questa volta per le cene istituzionali alla “Bistecchieria d’Italia”. L’ipotesi del Corriere della Sera è che si possa essere verificato un caso di peculato. Il sospetto è che il denaro della Pubblica Amministrazione sia stato utilizzato per banchetti che di istituzionale avevano ben poco.

Le tavolate record

Un testimone tra i presenti alle cene racconta al Fatto Quotidiano che “si partiva dal Ministero con quattro o cinque auto con i lampeggianti accesi”, per poi arrivare al locale di via Tuscolana ”in 30, 40, a volte anche 50 persone. C’era chiunque: membri del governo come Delmastro, capi di gabinetto come Bartolozzi, massimi dirigenti penitenziari, ma anche agenti di scorta e personale di sala che non c’entravano nulla con quelle discussioni delicatissime.”

Un assembramento di persone che porta inevitabilmente a chiedersi: chi ha pagato il conto per tutti?

Il video su TikTok

La presenza Mauro Caroccia, (considerato un prestanome dei Senese, noto clan camorristico attivo a Roma) è confermata anche da un video del settembre 2025, dove Caroccia annunciava spavaldo su TikTok l’inaugurazione del locale: “Sono tornato, ci sono io in sala, questo locale è ancora più bello degli altri”. Infatti il testimone racconta di averlo visto  girare tra i tavoli dove sedeva Delmastro, nonostante fosse all’epoca in attesa della Cassazione dopo due condanne in Appello.

Bistecchieria d’Italia e Fratelli d’Italia

C’è poi il capitolo del nome, scelto dopo aver abbandonato  i vecchi nomi dei suoi locali (come “Baffo”), Caroccia ha scelto “Bistecchieria d’Italia”. Un’assonanza con Fratelli d’Italia che molti (tra cui il fratello Daniele Caroccia) ritengono non casuale, sottolineata anche da un logo che richiama i tre colori della bandiera nazionale.

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