A Milano più di diecimila persone sono scese in piazza per protestare contro la privatizzazione della sanità lombarda. È la cifra comunicata dagli organizzatori della manifestazione “la salute è un diritto”.
Un’iniziativa organizzata dal centrosinistra e da diverse sigle sindacali fra cui Cgil, Arci, Acli.
Migliaia di bandiere colorate si sono radunate davanti a Palazzo Lombardia e hanno raggiunto piazza XXV aprile per dire basta ai ricatti sulla sanità: “La salute non si vende, la salute si difende. Noi siamo in piazza perchè pensiamo che questo modello sanitario lombardo stia diventando un modello di selezione sociale. […] Di fatto non viene garantito il diritto costituzionale alla salute”. Lo ha riferito il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione Lombardia, Nicola Di Marco, ai microfoni de La Sintesi.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche la consigliera del Movimento 5 Stelle in Regione Lombardia, Paola Pizzighini: “Non vogliamo rassegnarci alle liste d’attesa infinite, vogliamo che ci siano investimenti per i nostri medici e infermieri e per il nostro sistema sanitario pubblico”.
Sul problema delle liste di attesa ha insistito anche la deputata del Partito Democratico, Silvia Roggiani: “Questa manifestazione dimostra che il diritto alla salute riguarda tutti Non può essere ridotto a una questione individuale o economica: è una responsabilità pubblica. In Lombardia, invece, da anni si è affermato un modello elitario, non più universalistico, che lascia indietro troppe persone. È il momento di cambiare rotta e tornare a investire davvero nella sanità pubblica, a partire da personale, territorio e riduzione delle liste d’attesa.”
Il capogruppo Pd in regione Lombardia, Pierfrancesco Majorino, ha parlato invece di ricatto: “oggi è molto importante essere qui per dire con chiarezza basta al ricatto odioso a cui sono sottoposti i cittadini lombardi, quello per il quale chi si vuole fare curare deve pagare. […] Bisogna cambiare: in Lombardia ci sono ospedali straordinari e bravissimi professionisti per cui la Giunta e il presidente Fontana non stanno facendo niente.”
La privatizzazione della sanità lombarda
La Lombardia è una delle Regioni con il più alto tasso di prestazioni erogate da strutture private accreditate (in alcune aree la percentuale arriva al 50%). La Regione destina all’incirca il 65% delle risorse alla sanità pubblica e il restante 35% a quella privata. In media i cittadini lombardi spendono 900 euro a testa ogni anno per curarsi nel privato.
Bisogna inoltre considerare che la sanità privata spesso predilige erogare prestazioni semplici ma remunerative, a scapito di emergenze e casi complessi.
Il tutto si inserisce in un contesto in cui le liste d’attesa e la carenza di personale sono diventate un problema strutturale della sanità lombarda, tanto che i cittadini sono costretti o ad attendere anni per una visita o a pagare ingenti somme per ricevere assistenza medica.
Ciò significa che chi non se lo può permettere rinuncia alle cure, mettendo a rischio il diritto costituzionale alla salute.
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