lunedì 25 Maggio 2026

“È un attacco alla solidarietà”. SeaWatch perquisita dopo il soccorso di 166 migranti

La Ong tedesca accusa il governo italiano dopo la perquisizione della nave a Brindisi. Sequestrati documenti e attrezzature, indagato il comandante per favoreggiamento dell’immigrazione illegale

Da Alessio Matta
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Dagli spari delle motovedette libiche alla perquisizione della nave nel porto di Brindisi. Per la ong tedesca SeaWatch gli ultimi giorni nel Mediterraneo segnano un nuovo capitolo dello scontro con il governo italiano. Dopo il salvataggio di 166 persone in mare, l’equipaggio si è trovato davanti agenti della Guardia Costiera e della Polizia saliti a bordo per una lunga ispezione terminata nella notte.

Secondo il racconto della ong, gli agenti sarebbero rimasti sul ponte di comando dalla tarda mattinata fino a oltre mezzanotte. Al termine dei controlli sono stati sequestrati documenti e attrezzature della nave. Due membri dell’equipaggio sono stati accompagnati in questura per essere interrogati, mentre il comandante dovrà presentarsi nelle prossime ore davanti agli investigatori. Nei suoi confronti è stata aperta un’indagine per favoreggiamento dell’ingresso illegale nel Paese.

La denuncia della Ong

SeaWatch parla di “escalation paradossale”, soprattutto dopo quanto accaduto durante le operazioni di soccorso. La ong sostiene infatti che due motovedette libiche abbiano sparato contro la nave al termine di uno degli interventi in mare. Imbarcazioni che, ricorda l’organizzazione, sarebbero state donate alla Libia dall’Italia nell’ambito degli accordi tra i due Paesi.

Durissima la reazione della portavoce italiana di SeaWatch, Giorgia Linardi. “L’indagine contro il nostro operato è un feroce attacco alla solidarietà in mare e un’aggressione allo stato di diritto”, afferma. Secondo Linardi, invece di chiarire le responsabilità dell’attacco subito dalla nave, lo Stato starebbe colpendo chi presta soccorso ai migranti. La portavoce accusa inoltre il governo di continuare a sostenere la Guardia costiera libica, nonostante le denunce delle organizzazioni umanitarie sulle violenze compiute nei confronti dei migranti nel Mediterraneo.

“Criminalizzazione della società civile”

Nel comunicato diffuso dalla ong si parla apertamente di criminalizzazione della società civile. SeaWatch sostiene che le accuse rivolte all’equipaggio servano a colpire chi documenta ciò che avviene lungo la rotta del Mediterraneo centrale. L’organizzazione attacca anche la gestione italiana dei rapporti con la Libia, citando figure considerate vicine ai trafficanti di esseri umani. “Mentre il governo tenta di etichettare le ong come trafficanti, continua a proteggere i veri responsabili della tratta”, sostiene SeaWatch.

Per Linardi, spari libici e indagini italiane rappresentano “due facce della stessa medaglia”. La ong promette di continuare le proprie attività di ricerca e soccorso, rivendicando il rispetto del diritto internazionale e degli obblighi di salvataggio in mare.

Leggi anche: Alle Maldive perde la vita anche un soccorritore

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