La caduta del drone russo in Romania ha risvegliato la Nato dal tepore che l’aveva caratterizzata in questi mesi. Dopo l’annuncio degli Stati Uniti del ritiro delle loro truppe dall’Europa, l’errore del Cremlino ha ricordato la fragilità delle frontiere europee e la necessità di dimostrare a Mosca che il disimpegno Usa non indebolirà o frammenterà la difesa del continente europeo. Così, dopo l’ondata di solidarietà delle cancellerie europee e le valutazioni sul riarmo dei singoli Paesi membri, l’Alleanza Atlantica si è compattata nell’invio di strumenti di difesa aerea alla Romania.
Il timore di un attacco all’Ue
Per il momento non vi sono prove certe che Vladimir Putin voglia allargare il conflitto, ma in molti si chiedono fino a che punto lo zar sia disposto ad arrivare per dare una scossa a una guerra che ormai si è impantanata. Non a caso, il drone è caduto in un Paese che rappresenta uno dei baluardi della Nato sul fianco Est. La Romania sta infatti investendo 2,5 miliardi di euro per trasformare la base aerea di Kogalniceanu nel più grande presidio aereo dell’Alleanza in Europa.
La Russia non ha volontariamente colpito la Romania, eppure lo sconfinamento ricorda che il fianco Est della Nato – e non solo – è nel raggio di azione di Mosca. I missili Oreshnik a lungo raggio potrebbero colpire anche la Germania e l’Italia, nel caso in cui il Cremlino lo volesse. A pesare sulle spalle dei leader Ue e Nato è la consapevolezza che questo errore abbia trasformato per qualche ora la cittadina di Galati in una zona di guerra. In più, pur non volendolo, la Russia ha ferito due cittadini romeni, tra cui un minore.
La mobilitazione della Nato in Romania
La Nato è quindi consapevole della necessità di un’azione immediata e decisa, che dimostri le sue capacità di reazione. Secondo il consigliere della presidenza ucraina, Mykhailo Podolyak, la Russia ritiene che l’Europa non sia in grado di difendere i propri interessi. “Qualsiasi incidente sul territorio Nato europeo è un’azione provocatoria che aumenta la posta. Se non ci sarà una reazione adeguata, la Russia continuerà l’escalation”.
Così subito dopo lo sconfinamento, il Giappone ha annunciato un contributo di 14 milioni di dollari all’iniziativa Purl per l’Ucraina e il presidente romeno, Nicosur Dan, ha confermato che la Nato trasferirà una parte delle sue attrezzature di difesa aerea in Romania, almeno finché Bucarest non sarà in grado di rafforzare le proprie.
L’Alleanza invierà diversi caccia e jet, tra cui alcuni aerei italiani, poi truppe Nato e aerei con sigillo statunitense. Una mossa che dimostra la volontà della Nato di riorganizzarsi e di garantire ai propri Stati membri la difesa di cui necessitano. Una mossa su cui la Russia non si è ancora espressa, preferendo chiarire che non vi sarebbe alcuna certezza che il drone caduto appartenga a Mosca e ipotizzando che possa essere addirittura un velivolo ucraino.
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