L’intelligenza artificiale è diventata una nuova infrastruttura del potere e un terreno di competizione geopolitica. Lo ha detto il presidente del Garante per la Privacy, Pasquale Stanzione, in occasione della presentazione della Relazione annuale al Parlamento. Nel suo discorso, Stanzione ha indicato le principali emergenze: guerra algoritmica, deepfake, deepnude, tutela dei minori, lavoro digitale e spettacolarizzazione dell’informazione.
IA e corsa alla supremazia
«L’intelligenza artificiale è diventata terreno primario di competizione geopolitica con una corsa all’indipendenza e alla supremazia tecnologica che riflette una nuova idea di sovranità», ha detto Stanzione. L’uso di software e algoritmi nei conflitti, dall’Ucraina al Medio Oriente, sposta la guerra nel «quinto dominio operativo». Per il Garante, questo processo ridefinisce «quella deterrenza su cui per decenni si era fondato l’equilibrio geostrategico, in una sorta di nuova guerra fredda».
La risposta, secondo Stanzione, deve partire da un principio: «mettere l’innovazione al servizio dell’uomo, promuovendo fiducia nel digitale». È la strada scelta dall’Europa, ha aggiunto, «inscrivendo la tecnica in una rete di garanzie, tra cui la protezione dei dati».
Deepnude ed esposizione dei minori
Stanzione ha parlato anche del fenomeno dei deepnude, l’utilizzo dell’IA per spogliare digitalmente le persone, soprattutto donne e minori. Nell’ultimo anno il Garante è intervenuto su casi che hanno coinvolto anche politici e personaggi pubblici.
Il presidente dell’Autorità ha definito questi fenomeni una «violenza digitale, devastante per le vittime» per la quale «è necessaria una pedagogia digitale per la formazione dei futuri cittadini».
Il tema del digitale, infatti, riguarda soprattutto i minori, sempre più esposti ad app progettate per trattenere attenzione, informazioni e vulnerabilità. Il Garante ha richiamato anche il rapporto dei ragazzi con i chatbot, ai quali affidano «sempre più» paure e domande.
Il divario tra diritto e tecnologia
A dieci anni dal Gdpr, Stanzione ha insistito sul rischio di una distanza crescente tra diritto e tecnologia. L’IA nelle aziende «può migliorare la qualità del lavoro ma dev’essere governata per non ampliare le diseguaglianze», mentre nella sanità deve bilanciare le opportunità che offre alla ricerca con «la dignità del paziente» e la sua «capacità di autodeterminazione terapeutica». Nelle indagini, invece, vanno evitate «derive predittive» e il condizionamento delle decisioni.
Infine, il richiamo ai media: il diritto di informazione va bilanciato con «la dignità della persona». Con la digitalizzazione, ha avvertito il Garante, cresce il rischio di un «eccesso informativo che può degenerare in spettacolarizzazione voyeuristica e legittimare il processo mediatico».
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