mercoledì 27 Maggio 2026
Elly Schlein e Giuseppe Conte

Il governo Meloni accelera sulla legge elettorale. L’opposizione fa muro: “È una forzatura, siete ossessionati”

Il testo è ancora sul tavolo della Commissione, ma la maggioranza ha già calendarizzato il voto in Aula per il prossimo 26 giugno. Ricciardi (M5S): "Non c'è fine al peggio di questo esecutivo"

Da Laura Laurenzi
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Nessuna polemica dell’opposizione è riuscita a convincere la maggioranza a cambiare passo sulla modifica della legge elettorale. A elezioni amministrative concluse e con la vittoria a Venezia in tasca il centrodestra si è convinto di aver restaurato una sorta di egemonia e di essere pronto ad affrontare una nuova sfida. La sconfitta al referendum sulla Giustizia sembra del tutto dimenticata, tanto che il governo ha deciso di calendarizzare per il prossimo 26 giugno il voto sul testo in Aula.

Il timore di vedere bocciata l’ennesima proposta di riforma ha quasi del tutto abbandonato il governo Meloni. Eppure, il “no” alla separazione delle carriere e il rinvio a data da destinarsi delle riforme cardine del Premierato e dell’Autonomia differenziata faticano a essere dimenticati. L’accelerazione sulla legge elettorale ha quindi convinto l’opposizione a intervenire nuovamente sul tema, ricordando l’impossibilità di votare a favore di una legge creata per garantire all’esecutivo attuale di rimanere al potere.

Lo sdegno del Pd e del M5S

“Si tratta dell’ennesima forzatura di una maggioranza ossessionata dal cambiare le regole del gioco”, ha sostenuto la democratica Chiara Braga, seguita dal pentastellato Riccardo Ricciardi: “Siamo alla prima legge elettorale fatta con i comunicati stampa. Non c’è fine al peggio di questa maggioranza”.

La critica principale riguarda infatti l’assenza di un testo completo da inviare in Aula, visto che le consultazioni in commissione sono ancora in corso. Già la scorsa settimana, il centrosinistra aveva chiarito di non poter partecipare alle discussioni su un testo “inaccettabile” nel suo stesso impianto. Il campo progressista aveva quindi chiesto a gran voce la riscrittura della legge, affinché venisse creato un testo approvabile da entrambi gli schieramenti. Oltre alla scelta del candidato premier prima del voto, il centrosinistra aveva criticato il premio di maggioranza troppo ampio e un’assegnazione dei seggi non equilibrata, tanto da mettere in pericolo l’autonomia dell’opposizione.

Grimaldi (Avs): “Cambiano le regole del gioco negli ultimi 12 mesi”

Una serie di critiche a cui la maggioranza si è mostrata sorda, tanto da annunciare la data del voto ancor prima di avere una proposta di legge completa. FdI, il partito del Presidente del Consiglio, ha chiarito che il nuovo testo accoglie anche le proposte dell’opposizione, per cui non vi sarebbe alcuna mancanza di rispetto nei loro confronti. Una lettura che non convince il campo progressista.

“È inaccettabile che una riforma della legge elettorale venga trattata come un decreto in scadenza”, ha sostenuto Riccardo Magi di +Europa, aggiungendo che il governo non starebbe rispettando il diritto di modifica che spetta al Parlamento.

Durissima anche la considerazione del vicecapogruppo di Avs, Marco Grimaldi: “Fateci dire che siamo l’unico paese in Europa che non solo cambia le regole del gioco negli ultimi 12 mesi, ma che lo fa senza assenso delle opposizioni e lo fa con alle spalle due sentenze della Corte costituzionale che hanno già bocciato forzature proprio sui premi di maggioranza e proprio su questo modo di riscrivere le regole del gioco”.

Leggi anche: Così il governo Meloni ha sprecato i fondi del Pnrr

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