“Qualcuno pretende di coinvolgere il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre”. Lo ha detto Papa Leone XIV, durante l’omelia della messa presso la parrocchia di Ponte Mammolo. “Nel mondo molti nostri fratelli e sorelle soffrono a causa di conflitti violenti, provocati dall’assurda pretesa di risolvere le divergenze con la guerra – e aggiunge – bisogna dialogare senza tregua per la pace”.
Si dice il peccato, non il peccatore. Ma il pensiero del Pontefice è rivolto chiaramente a chi cerca di legittimare le aggressioni militari con il volere divino. Una tendenza che appartiene al governo di Benjamin Netanyahu e ora anche al presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Nessun inviato di Dio, dunque, può macchiarsi del sangue di vittime innocenti. È questo il messaggio del Papa, intervenuto duramente dopo giorni di omelie più diplomatiche.
“Da due settimane, i popoli del Medio Oriente soffrono l’atroce violenza della guerra. Migliaia di persone innocenti sono state uccise e moltissime altre costrette ad abbandonare le proprie case” – ha affermato – “Rinnovo la mia vicinanza a tutti coloro che hanno perso i propri cari negli attacchi che hanno colpito scuole, ospedali e centri abitati”. Il Pontefice si rivolge anche al popolo libanese: “Auspico cammini di dialogo, che possano sostenere le autorità del Paese nell’implementare soluzioni durature alla grave crisi in corso, per il bene comune di tutti”.
Conclude con un appello: “Mi rivolgo ai responsabili di questo conflitto. Cessate il fuoco! Si riaprano i percorsi di dialogo. La violenza non potrà mai portare alla giustizia, alla stabilità e alla pace che i popoli attendono”.
L’appello inascoltato di Papa Leone XIV
Non è la prima volta che il Pontefice si esprime contro la guerra. Venerdì 13 marzo, in Sala Clementina presso il Palazzo Apostolico Vaticano, quattrocento partecipanti al 36° “Corso sul foro interno” organizzato dalla Penitenzieria Apostolica hanno ascoltato il suo accorato invito alla Sacramento della Riconciliazione. “Quei cristiani che hanno responsabilità gravi nei conflitti armati, hanno l’umiltà e il coraggio di fare un serio esame di coscienza e di confessarsi?” – si è chiesto nel corso dell’incontro.
Ed è proprio attraverso la riconciliazione, rimarca Prevost, che si favorisce l’unità con Dio. Un appello che però, per ora, rimane inascoltato anche da coloro che rimandano a Dio scelte politiche e posizioni ideologiche. “L’unità con Dio e con la Chiesa, infine, è il presupposto dell’unità interiore delle persone, oggi così necessaria, nel tempo della frammentazione che ci è dato di vivere” – ha concluso.
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