Nel Partito democratico il clima è teso e la partita è appena iniziata. Il risultato del referendum sulla giustizia ha lasciato segni profondi e ora la segretaria Elly Schlein deve decidere come gestire un dissenso che non è più nascosto. Il successo del No ha rafforzato la linea della leadership, ma ha anche aperto una frattura con chi nel partito ha scelto un’altra strada.
Al centro dello scontro c’è Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e volto dell’area riformista. Durante la campagna referendaria si è schierata per il Sì, in aperto contrasto con la posizione ufficiale dei dem. Una scelta politica chiara, che oggi pesa come un macigno nei rapporti interni. La corrente di cui fa parte Picierno rappresenta una tradizione che nel partito ha avuto un nome e un volto: Matteo Renzi. Una linea che al momento risulta minoritaria rispetto al passato.
La segretaria non ha fretta di muoversi, ma il dossier è sul tavolo. La verifica di metà mandato all’euro Camera può diventare l’occasione per cambiare gli equilibri. L’ipotesi che circola con più forza è la sostituzione di Picierno con Nicola Zingaretti, attuale capo delegazione dem a Bruxelles.
Non è solo una questione di poltrone. È un messaggio politico: Schlein vuole rafforzare la sua guida e ridurre gli spazi di chi contesta la linea. Il vero banco di prova, però, arriverà con le liste per le elezioni del 2027. Lì si capirà chi conta davvero nel nuovo Pd.
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