In Iran il numero totale di siti civili danneggiati – quindi edifici residenziali e commerciali, scuole e veicoli – ha raggiunto quota 81.365. Sono stati registrati danni in 300 centri sanitari, ospedali e servizi di emergenza. Lo ha confermato il capo della Messaluna Rossa Pirhossein Kolivand. Mentre il Ministro per l’Energia Abbas Aliabadi ha affermato che le “infrastrutture idriche ed elettrice del Paese hanno subito gravi danni a seguito di attacchi terroristici e informatici perpetrati dagli Stati Uniti e dal regime sionista”.
Sale anche il numero delle vittime, che secondo la Ong con sede negli Stati Uniti HRANA, corrisponde a 3.230. Di questi, 1.406 civili. Teheran non diffonde un bilancio ufficiale dal 5 marzo. L’ultimo aveva registrato 1.230 vittime. Gli attacchi congiunti Usa-Israele sono però continuati ed hanno incluso tra gli obiettivi anche impianti di trasmissione e trasporto dell’acqua. Tanto che diverse reti di approvvigionamento sono state distrutte. “Dietro ogni proprietà danneggiata si cela una famiglia, una vita, un ricordo, un sostentamento e un futuro che sono stati distrutti” – ha rimarcato Kolivand.
La guerra nata per liberare gli iraniani dal regime teocratico di Ali Khamenei – così aveva detto il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – ha coinvolto inevitabilmente la popolazione. Le autorità infatti hanno confermato la morte di almeno 210 bambini. Solo il 28 febbraio, giorno dell’uccisione della Guida Suprema, hanno perso la vita 165 persone, di cui 120 minori. Il Ministro della Salute Mohammadreza Zafargandi – lo riporta l’agenzia di stampa Tasnim – ha spiegato che la guerra “ha causato gravi danni alla popolazione civile, compresi bambini e donne”.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
