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domenica 19 Aprile, 2026
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Libera morta grazie al suicidio assistito

In Liguria primo caso di suicidio assistito

"La mia libertà di scelta è quella di dire basta". Sono le ultime dichiarazioni di Silvano.

Da Maria Vittoria Ciocci
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È il primo caso di suicidio assistito in Liguria. Silvano, affetto da sclerosi multipla progressiva da quasi trent’anni, si è spento il 26 febbraio grazie alla somministrazione del farmaco per il fine vita fornito dal Servizio sanitario nazionale, insieme agli strumenti necessari. Ad assisterlo c’era il dottore di fiducia Mario Riccio – anestesista e consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni –, che ha sopperito alla mancanza di medici disponibili a vigilare sulla procedura.

Le sofferenze alle quali era sottoposto erano diventate insopportabili. Aveva bisogno di assistenza 24h su 24, impossibilitato a mangiare, bere, assumere farmaci e muoversi in autonomia. Un catetere viscerale permanente, la difficoltà a deglutire e comunicare, costretto sistematicamente a manovre meccaniche per l’evacuazione.

La richiesta un anno fa

Il 24 febbraio 2025 aveva presentato alla Asl la richiesta di accesso al suicidio medicalmente assistito. Nonostante avesse ricevuto parere positivo, l’azienda sanitaria non aveva spiegato le dinamiche della procedura. È quindi intervenuta l’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni. La relazione con le modalità operative è arrivata solo dopo una serie di diffide e una messa in mora.

“La mia libertà di scelta è quella di dire basta alle sofferenze, è amore per me, per chi sono e sono stato. Mi auguro vivamente che la mia lotta possa servire ad altri nella mia stessa condizione” – è l’ultima dichiarazione del 56enne. Pensiero che trova il sincero sostegno della legale: “Il caso di Silvano conferma che il diritto riconosciuto dalla Corte costituzionale nel 2019 – sentenza 242/2019 sul caso Cappato/Antoniani, n.d.r. – è pienamente vigente”. E recrimina, al contempo, le “inerzie amministrative e l’assenza di procedure uniformi”.

Questo rappresenta il dodicesimo caso in Italia in cui un cittadino riesce a portare a termine la procedura con il supporto diretto del Servizio sanitario nazionale e dell’Associazione Luca Coscioni, che ne ha seguiti nove.

 

A cura di Maria Vittoria Ciocci

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