La Corte Suprema degli Stati Uniti respinge l’ordine esecutivo con cui Donald Trump voleva limitare la cittadinanza per nascita. Con una decisione 5-4, i giudici hanno riaffermato il principio dello ius soli garantito dal Quattordicesimo Emendamento. Nella stessa giornata, però, la Corte ha dato ragione agli Stati che vietano alle atlete transgender di gareggiare nelle competizioni femminili e al Partito repubblicano che si opponeva ai tetti di spesa per i partiti.
Lo ius soli resta
L’ordine esecutivo firmato da Trump all’inizio del secondo mandato avrebbe escluso dalla cittadinanza automatica i bambini nati negli Stati Uniti da genitori senza documenti o presenti nel Paese con status temporanei. La maggioranza della Corte lo ha giudicato incompatibile con il Quattordicesimo Emendamento, ratificato dopo la Guerra civile.
Il presidente della Corte, John Roberts, ha scritto che quei bambini sono cittadini americani dalla nascita. «La cittadinanza, allora come oggi, era il diritto ad avere diritti, a partecipare liberamente alla nostra comunità politica», ha scritto Roberts. Gli autori del Quattordicesimo Emendamento, ha aggiunto, estesero quella promessa a «ogni persona nata libera in questa terra. Oggi manteniamo quella promessa».
Una sconfitta per la Casa Bianca
Diversi giudici distrettuali avevano già bloccato l’ordine esecutivo. Due Corti d’appello federali avevano confermato le ingiunzioni. Ora la Corte Suprema chiude definitivamente la strada al tentativo della Casa Bianca di limitare il diritto alla cittadinanza.
I gruppi per i diritti civili hanno accolto la sentenza come una vittoria decisiva. Deborah Fleischaker, ex funzionaria del dipartimento per la Sicurezza Interna e oggi dirigente di UnidosUS, ha definito la decisione «un enorme sollievo».
Gli oppositori dell’ordine esecutivo avevano denunciato il rischio di creare una sottoclasse di bambini nati negli Stati Uniti ma privi di cittadinanza. Per molti di loro non sarebbe stato scontato ottenere automaticamente neppure quella dei Paesi d’origine dei genitori.
La decisione sulle atlete transgender
Nella stessa giornata la Corte Suprema ha deciso anche sullo sport femminile. I giudici hanno dato ragione agli Stati che escludono le atlete transgender dalle competizioni riservate alle donne. Idaho, West Virginia e altri Stati con norme analoghe potranno quindi riservare le gare femminili alle persone di sesso biologico femminile.
«Grande vittoria: la Corte Suprema ha appena stabilito che gli uomini non possono gareggiare negli sport femminili», ha esultato il presidente americano Donald Trump su Truth. «Questo mette fine ad una situazione assurda!!!».
La cancellazione dei tetti di spesa per i partiti
La Corte Suprema ha deciso anche sui limiti alle spese coordinate tra partiti politici e candidati. Con sei voti contro tre, i giudici hanno annullato i tetti federali in vigore da anni, accogliendo la tesi del Partito repubblicano: quei vincoli violano il Primo Emendamento, che tutela la libertà di espressione politica.
La decisione consente ai partiti di spendere di più, in accordo con i propri candidati, durante le campagne elettorali. Restano invece invariati i limiti ai contributi diretti dei finanziatori a candidati e partiti.
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