Secondo l’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, la perdita di telespettatori registrata da Rai3 dovrebbe essere considerata un fattore positivo per l’azienda e non una mancanza a cui sopperire. L’Ad lo ha dichiarato in un’intervista a Il Foglio in occasione della Festa dell’Innovazione organizzata dal quotidiano a Venezia. La stessa a cui Rossi ha affidato anche un’altra riflessione: “Dobbiamo stare molto attenti al fatto che il giornalismo d’inchiesta non diventi un giornalismo di teorema, che è cancerogeno per la democrazia”.
L’Ad sostiene che si tratti di una questione di prospettive. Il calo dei telespettatori sarebbe dovuto al cambio di linea dell’emittente, ma solo perché quanto avvenuto negli ultimi 15 anni su quella rete sarebbe stata “un’anomalia del servizio pubblico”. In sostanza, “da grande canale del sociale si era trasformata nel grande canale dell’ideologia”, mentre oggi sarebbe “una rete plurale nei racconti, dove possono convivere Sigfrido Ranucci e Massimo Giletti, Salvo Sottile e Peter Gomez”.
Il Cda Rai e Fnsi contro le parole di Rossi
Una riflessione che non ha trovato sponde. Il consigliere d’amministrazione Rai, Roberto Natale, ha definito “straordinariamente gravi” le parole di Rossi, che non solo avrebbero offeso tutti i professionisti che hanno lavorato in questi tre lustri sull’emittente, ma che sarebbero anche in contraddizione con le linee guida editoriali che a inizio mandato sono state approvate all’unanimità dal Consiglio di amministrazione Rai. Inoltre, queste dichiarazioni sarebbero una “pessima premessa” alla presentazione dei palinsesti della tv di Stato.
Durissima anche la considerazione di Vittorio Di Trapani, presidente Fnsi, che ha rimarcato la particolare scelta di vedere come un successo la perdita di telespettatori dell’emittente. “Almeno ha chiarito che dietro la pomposa dichiarazione di un ‘cambio di narrazione’ in realtà si nascondeva l’obiettivo di una cancellazione culturale, sulla pelle di lavoratrici e lavoratori, dell’interesse di una azienda, della storia di una rete”, ha spiegato. Inoltre, per il presidente Rossi dovrebbe scusarsi con tutti coloro che in questi 15 anni hanno lavorato a Rai3 e nel servizio pubblico.
Lo sdegno in commissione di vigilanza Rai
La polemica si è spostata ben presto anche sul piano della politica. “Che la destra fosse ossessionata da Rai3 si sapeva ma arrivare a favorire i competitor con scelte sbagliate è una forma di autolesionismo aziendale inaccettabile”, hanno criticato i componenti del Pd della Commissione di vigilanza Rai. Aspre anche le considerazioni dell’esponente M5S in commissione di vigilanza Rai, Dolores Bevilacqua, secondo cui “il vanto dell’Ad Rossi è che i professionisti capaci di fare ascolti se ne siano andati”.
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