Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, viene intercettato dai cronisti di Repubblica sul lungomare di Viareggio. Sul caso Roggero commenta: «Va messo un cartello sulle porte di casa: “Non entrare, pericolo di morte”. Perché se mi entri in casa tu rinunci al diritto alla vita. Come per i cavi dell’alta tensione: non vanno toccati». Ma non si limita a questo. Attacca frontalmente il vicepremier Matteo Salvini: «Ci ha copiato l’emendamento e lo ha riproposto adesso». E non risparmia neppure la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «Oggi si inginocchia alla rinsecchita di Bruxelles, mentre prima diceva all’Europa “la pacchia è finita”».
Un’arringa, quindi, che colpisce il centrodestra su più fronti e alimentata dal sostegno dei vannacciani presenti nella sala del Grand Hotel Principe di Piemonte. Tra i partecipanti all’incontro di Futuro Nazionale, qualcuno solleva la maglietta con su scritto: «Io sto con Mario Roggero». Poco dopo il generale annuncia l’intenzione di incontrare il gioielliere nel carcere di Bollate, così come ha fatto il segretario del Carroccio. Il legame tra Vannacci e il caso Roggero, poi, si fa più forte per la scelta di nominare l’avvocato del 72enne, Sergio Novani, capo legislativo del partito a Montecitorio. Su questo il generale garantisce: «Decisione slegata da questa vicenda. Lo conosciamo da tempo».
L’arringa contro il Governo Meloni
Per il generale Vannacci, il Governo Meloni fa muro sulle iniziative di Futuro Nazionale, ma poi le copia prendendosene il merito. Afferma con convinzione che la «riforma che amplia l’esercizio della legittima difesa» l’ha presentata il suo partito, senza che la maggioranza la valutasse oggettivamente. Quindi rivendica: «Se i nostri emendamenti fossero stati accettati, Roggero oggi non dovrebbe pagare. Abbiamo chiesto di modificare le leggi e il centrodestra ha fatto orecchie da mercante. Questa è la differenza tra la politica dei palazzi, degli inciuci, e noi», ha quindi concluso.
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