La morte di Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord, ha fatto emergere dubbi sul presente e il futuro di quello che oggi è il partito nazionale guidato da Matteo Salvini. Nell’ultima rilevazione di Youtrend per Agi del 26 febbraio, la Lega segnava il 7,1% dei consensi, con un crollo dello 0,9% rispetto al mese precedente. Risultati che sembrano surreali se si ripensa a solo qualche anno fa, quando Matteo Salvini aveva raggiunto cifre superiori al 30%.
Numeri che ora sembrano raggiungibili solo nelle roccaforti del Nord Italia, come il Veneto, dove nelle Regionali di settembre la Lega ha ottenuto il 33,83% dei voti. Pur considerando che le elezioni nazionali sono ben diverse da quelle amministrative o regionali, il risultato sembra rinvigorire i seguaci dello slogan “Padroni a casa nostra”.
“Il messaggio e le idee di Umberto Bossi non sono morti”, dice parte del popolo della Lega, animando una sorta di conflitto con i vertici del partito. Un attacco diretto alla leadership di Salvini, colpevole di aver snaturato il partito del Senatur. Il vicepremier, però, non cede alle critiche e ribadisce la sua linea.
“Rispetto agli anni ’90 quando la Lega era in Veneto e Lombardia ora abbiamo 500 sindaci dalla Sicilia all’Abruzzo”, sostiene con fermezza, ricordando che le forze politiche devono evolversi con il tempi: “Un conto sono le battaglie del ’95. Avevamo la lira in tasca e c’era un’altra Europa. Ora siamo nel 2026“.
Una visione che si scontra però un nome forte del partito. L’ex governatore veneto, Luca Zaia, ha ricordato come la linea di Bossi non possa essere dimenticata: “La questione del sud e del nord hanno senso insieme e restano cogenti nel nostro paese e nel nostro partito, dobbiamo tenere in vita le idee del nostro fondatore“. Lo scontro è aperto e solo i prossimi mesi potranno dare reali risposte sul futuro di Salvini e della Lega.
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