I funerali di Umberto Bossi non sono stati solamente un momento di cordoglio e celebrazione della vita di un uomo che con le sue idee ha plasmato parte della politica italiana. Sono diventati la dimostrazione che la Lega ha perso più che mai la sua identità, arrivando a fratturarsi a tal punto da mettere in seria discussione la leadership di Matteo Salvini.
Il vicepremier è stato accolto al grido di “vergogna” e dalla richiesta di togliersi di dosso la camicia verde che aveva indossato. Un benvenuto seguito da una ulteriore critica. Non appena Salvini ha salutato la vedova Manuela Marrone, dalle fila dei militanti si è alzato un coro: “Traditore, è il bacio di Giuda”. I più fedeli sostenitori di Bossi non hanno ancora del tutto digerito l’aspetto nazionale donato al partito da Salvini.
I cori per la “secessione” davanti a Meloni
Le contestazioni non hanno risparmiato neanche Giorgia Meloni, accolta da un mix di applausi e cori che inneggiavano alla secessione. Gli stessi che poi hanno accompagnato il feretro di Bossi all’uscita dall’abbazia di San Giacomo, a Pontida. Le esequie si sono svolte a pochi metri di distanza da quel “pratone” che ormai trent’anni fa è divenuto il simbolo delle lotte del carroccio.
“Bruciare il tricolore“, “Roma ladrona la Lega non perdona”, “Secessione” sono solo alcuni dei cori intonati dai militanti al passare della bara di Bossi. Il feretro era seguito dai famigliari e dalle istituzioni che hanno preso parte ai funerali. È toccato a Giancarlo Giorgetti cercare di restaurare un po’ di ordine. “Per cortesia” ha detto al microfono, al fine di far tacere la folla per consentire al parroco di recitare l’Eterno riposo.
Il feretro al pratone di Pontida
Sulla gradinata dell’abbazia è stata stesa una grande bandiera con il Sole delle Alpi, mentre il coro degli Alpini ha intonato il Va, pensiero di Giuseppe Verdi, inno simbolo della Lega Nord. Il feretro è stato poi accompagnato sulla strada che fronteggia il pratone di Pontida. Lì, due ali di folla hanno accolto la bara, accompagnata a piedi da un commosso Giorgetti, mentre i fumogeni verdi inondavano il cielo e le cornamuse accompagnavano l’ultimo viaggio del fondatore della Lega.
Presente sul pratone anche Matteo Salvini, che ha osservato davanti a sé una folla composta da centinaia di persone. Gli stessi militanti e iscritti al partito scontenti della sua linea di governo, tanto da poter mettere in dubbio la sua leadership e chiedere un ritorno del Carroccio alle sue radici. Bossi è morto, ma le due idee sono destinate a perseguitare il ministro come dei fantasmi.
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