Il cessate il fuoco tra Stati Uniti, Israele e Iran “deve includere anche il Libano”. Questa la richiesta del primo ministro libanese, Nawaf Salam, al suo omologo pakistano, Shehbaz Sharif. Da parte sua, Sharif ha già “condannato con forza l’aggressione in corso” e ha ribadito il proprio impegno per la pace e la stabilità nella regione. Impegno che, stando alle parole del vice ministro degli Esteri iraniano Majid Takht-Ravanchi, sarebbe stato fondamentale nel fermare la rappresaglia dei Pasdaran.
La posizione iraniana
Nonostante la scelta di non far saltare il banco, Teheran avvisa che senza un cambio di rotta da parte di Israele non resterà con le mani in mano. Il presidente Masoud Pezeshkian parla di “palese violazione” del cessate il fuoco e di un segnale di “mancanza di impegno”, avvertendo che “continuare questi attacchi renderà inutili i negoziati”. Sulla stessa linea il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, secondo il quale non c’è spazio per smentite o marce indietro: “il Libano e tutto l’Asse della resistenza, sono una parte inseparabile del cessate il fuoco”, come “pubblicamente e chiaramente dichiarato dal premier pachistano Shehbaz Sharif”. Per questo, avverte, “violazioni dei cessate il fuoco comportano costi espliciti e una risposta forte”.
Netanyahu insiste: “Colpiremo ovunque”
Israele però non arretra. Nel confermare l’uccisione di Ali Youssef Kharshi, vicino al leader di Hezbollah Naim Qassem, il premier Benjamin Netanyahu ha rilanciato: “Continueremo a colpire Hezbollah ovunque sia necessario, fino a quando non avremo ripristinato la piena sicurezza per gli abitanti del nord”.
Ma, com’è prassi per Israele, la retorica della difesa e della sicurezza dei suoi cittadini e coloni è il macabro paravento di piani di aggressione, sfollamento e conquista territoriale. Non bastasse la storia degli ultimi decenni, lo ha ribadito a chiare lettere il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’insediamento illegale di Maoz Tzur ha promesso che Israele estenderà i suoi confini nella Striscia di Gaza, in Libano e in Siria.
L’Europa balbetta
Difficile capire fin dove possa o debba spingersi Israele perché l’Europa vada oltre le balbettanti condanne formali infarcite di “se”, di “ma”, della retorica della legittima difesa e della postilla di un presunto “diritto a esistere” che non esiste per nessun altro paese al mondo. Col consueto contorsionismo cerchiobottista, su X l’Alta rappresentante Kaja Kallas ha scritto che “Hezbollah ha trascinato il Libano in guerra, ma il diritto di Israele a difendersi non giustifica l’infliggere una distruzione così massiccia. I raid israeliani hanno ucciso centinaia di persone ieri notte, rendendo difficile sostenere che azioni così pesantemente repressive rientrino nella legittima difesa. Le azioni israeliane stanno sottoponendo a grave tensione il cessate il fuoco Usa-Iran. La tregua con l’Iran dovrebbe estendersi al Libano. Hezbollah deve essere disarmato. L’Ue sostiene gli sforzi del Libano per disarmare Hezbollah”.
Anche stavolta, del sangue fatto scorrere da Israele non rimane che una postilla tra due condanne ai suoi “nemici esistenziali”.
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