domenica 24 Maggio 2026
Flotilla

L’Idf nega gli abusi sugli attivisti della Flotilla. La Procura di Roma acquisirà i referti medici dalla Turchia

Diversi cittadini italiani hanno denunciato violenze e molestie, recandosi nei pronto soccorso di Istanbul per ricevere cure. Un 69enne è ancora ricoverato a causa delle gravi lesione riportate

Da Laura Laurenzi
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Le indagini della Procura di Roma sull’abbordaggio e il sequestro della Global Sumud Flotilla da parte di Israele proseguono. Gli inquirenti sono al lavoro per comprendere se gli attivisti abbiano subito o meno maltrattamenti. Le immagini circolate in questi giorni sembrano parlare chiaro, ma le indagini si concentreranno anche sulle testimonianze dei diretti interessati, così come sulle cartelle cliniche degli ospedali turchi che hanno soccorso gli attivisti subito dopo la liberazione. Per i pronto soccorso di Istanbul sono transitati anche diversi cittadini italiani, tra cui il 69enne Ruggero Zeni, ancora ricoverato a causa delle sue condizioni di salute. L’uomo ha riferito di aver ricevuto un pugno all’altezza del fegato da un carceriere israeliano.

Le Idf respingono le accuse di maltrattamenti

Proprio sulle varie responsabilità di Israele si continuano a cercare certezze. Come riferito da Repubblica, sia il Servizio penitenziario israeliano sia le Forze di difesa (Idf) hanno negato ogni responsabilità, respingendo l’accusa di aver compiuto abusi sugli attivisti. “Gli ordini delle Idf impongono un trattamento rispettoso e appropriato dei partecipanti alla Flotilla a bordo delle imbarcazioni intercettate e a questo riguardo esistono procedure chiare e consolidate”, ha riferito alla testata il portavoce delle Idf, aggiungendo: “Alle Idf non risultano episodi specifici che abbiano violato tali procedure vincolanti”. L’esercito ha comunque chiarito che ogni denuncia concreta sarà esaminata con attenzione.

Il Servizio penitenziario aveva invece già chiarito che le umiliazioni al porto di Ashdod e i maltrattamenti visti nelle immagini si sarebbero verificati “in zone di competenza delle Idf e della polizia”, per cui i loro dipendenti erano esclusi a priori dalla questione. La polizia ha invece preferito non intervenire sul tema. La Procura di Roma è quindi al lavoro per cercare di ricostruire la catena di comando dello Stato ebraico alla ricerca di responsabilità specifiche.

Le indagini della Procura di Roma

Repubblica riporta che sarebbero quattro i soggetti coinvolti. Si tratta della Terza flotta della marina militare, che avrebbe coordinato il dispositivo in mare composto dalle due navi-prigione e alcune corvette di supporto, gli incursori delle forze speciali, che fisicamente avrebbero abbordato le imbarcazioni della Flotilla, il Servizio penitenziario israeliano, che sarebbe stato presente sia sulle navi sia a terra, e la polizia presente ad Ashdod. La posizione più complessa al momento è quella del ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, che si vede nei video circolati in rete dove gli attivisti sono inginocchiati, faccia a terra e derisi.

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