Quello che è successo ieri negli USA non è stata una semplice protesta, ma una svolta con pochi precedenti nella storia recente del Paese Sabato scorso, oltre otto milioni di americani hanno invaso le strade in più di 3.300 manifestazioni seguendo il movimento “No Kings”. I dati, rilanciati dall’ANSA e dalle principali agenzie internazionali come Associated Press e Reuters, parlano di 1,6 milioni di manifestanti in più rispetto all’appuntamento dello scorso ottobre.
Il cuore pulsante della protesta è stato il Minnesota, diventato simbolo della resistenza contro le politiche aggressive di Donald Trump in materia di immigrazione. Sul prato del Campidoglio a St. Paul, migliaia di persone si sono radunate per contestare l’aumento degli agenti dell’ICE (U.S. Immigration and Customs Enforcement).
Protagonista assoluto della giornata è stato della giornata è stato Bruce Springsteen che non si è limitato a prestare il volto alla causa, ma ha fatto emozionare tutti eseguendo “Streets of Minneapolis”, il brano scritto in risposta alle tragiche uccisioni di Renee Good e Alex Pretti per mano di agenti federali. ‘‘La vostra resistenza contro l’ICE ha dato speranza a tutto il Paese’‘, ha dichiarato Springsteen, lodando il coraggio dei cittadini scesi in piazza.
Il movimento “No Kings” è riuscito a unire diversi contesti geografici e politici: dalle strade di New York City (roccaforte democratica da 8,5 milioni di abitanti) fino a Driggs, una minuscola cittadina dell’Idaho orientale con meno di 2.000 anime (dove Trump aveva stravinto con il 66% dei voti nel 2024). La presenza di manifestanti indica che il dissenso ha raggiunto anche le zone rurali e tradizionalmente conservatrici.
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