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A cinque anni dall’ultimo progetto discografico, Mannarino torna con “Primo Amore”, il nuovo album in uscita l’8 maggio per BMG, che segna una svolta radicale nel suo percorso artistico. Lontano dalla narrazione del mondo esterno, il cantautore si immerge in una profonda ricerca interiore, un viaggio nato dalle ceneri di una crisi personale esacerbata dalla pandemia e trasformato in un’opera che oscilla tra il suono della strada e una spiritualità ancestrale. “Questo album è venuto dalle viscere”, racconta Mannarino. Il punto di partenza è il periodo successivo al disco del 2021, la cui uscita fu segnata dalla recrudescenza del Covid e dalla chiusura dei palasport. “Quello è stato un momento per me molto proficuo a livello di ricerca personale, perché di fronte a questa difficoltà mi sono trovato da solo a fare i conti con me stesso”.
In quella solitudine, l’ascolto quasi ossessivo di Bob Marley gli ha fornito “l’attitudine” per il nuovo lavoro. La spinta definitiva è arrivata da domande esistenziali: “Chi sono? Dove sono? Che senso ha questa vita?”. La ricerca di una risposta si è trasformata in un percorso umano, prima che artistico. “Me ne sono andato da tutto col chitarrino, sono stato un mese nella foresta a Panama. Stavo cercando me stesso, non me ne fregava niente del disco. Il disco è stata una conseguenza”. Il risultato è un album che lavora per sottrazione e ammette di aver cercato di “togliere il superfluo, sia a livello egoico che nella scrittura”. Il suono, curato con il produttore Francesco Fugazza e arricchito dalle percussioni di Mauro Refosco registrate a Brooklyn, si muove tra “minimalismo e rituale”, con l’obiettivo di “far entrare le persone in qualcosa che le portasse fuori dalla realtà”. Le influenze spaziano da Tom Waits a De André, dalla musica brasiliana a incursioni di elettronica e suoni meditativi, unendo “la voce che viene dalla vita concreta della strada a qualcosa di perfetto e armonico che abbiamo dentro”.
Se i dischi precedenti guardavano fuori, “Primo Amore” è un confronto con il proprio io. “Volevo fare un lavoro che parlasse di me e non del fuori”, spiega. Questo non per delusione verso gli ideali, ma per un’esigenza personale maturata negli anni. La pandemia ha accelerato il processo, sbattendo in faccia “la caducità della vita”. In questo percorso, Mannarino non ha trovato una risposta definitiva, ma qualcosa di più importante: “Ho avuto l’occasione di guardare al mistero. E quando lo guardi, il mistero esiste”. Una presa di coscienza che si scontra con la cultura occidentale del “logos”, che “rimuove l’inconscio, il mistero, il sacro”.
L’amarezza verso il mondo esterno emerge potente quando si toccano certi argomenti. La sua assenza al concerto del Primo Maggio è stata una scelta precisa: “Ci andrò quando non avrò niente da promuovere”. Una posizione netta che si riflette anche sul Festival di Sanremo, nonostante Amadeus lo avesse cercato per l’edizione 2024. Il giudizio dell’artista è senza appello: “Non mi piacciono le gare. Sanremo è il Festival della Canzone Italiana, ma la canzone ha pochissimo valore rispetto al personaggio. Con il sistema dei voti, dei social e dell’hype, oggi sembra una campagna acquisti, non una gara di canzoni”.
Per Mannarino “bisogna stare attenti. Quando tutto il Paese si raduna intorno a Sanremo, il potere di turno non se lo fa scappare. È il ‘panem et circenses’. Io non voglio stare in contesti in cui faccio da specchietto per le allodole”. Alla domanda su cosa ci stia a fare in un sistema che critica così aspramente (“Faccio musica in un sistema in cui sentiamo quello che passano in radio”), risponde che il suo interesse non è il successo o i numeri, ma il suo “percorso umano”. L’arte è lo strumento, la “fortuna grandissima” di poter trasmettere ciò che ha dentro. Cita il film ‘Melancholia’ di Lars Von Trier: “L’artista costruisce una capanna magica e dice: ‘Venite qua sotto, perché qua non ci può succedere niente’. Quello è il senso dell’arte”. Un’arte che spera possa donare “armonia che faccia star bene” e “forza”.
Questa energia tornerà dal vivo con una lunga tournée estiva che partirà il 21 giugno da Fermo e toccherà i principali festival italiani, da Roma a Milano, da Padova a Catania, prima di un nuovo tour europeo previsto per il 2027. di Loredana Errico
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