giovedì 13 Agosto 2026
Matteo Salvini e Silvia Sardone. ANSA_MOURAD BALTI TOUATI

Milano, Salvini vince ai gazebo ma si sfila e lancia Sardone. Freddi gli alleati

L'eurodeputata, fedelissima del segretario del Carroccio, viene considerata troppo divisiva. Forza Italia vuole un profilo civico e moderato, La Russa spinge per Maurizio Lupi

Di Redazione
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Matteo Salvini è il più votato ai gazebo organizzati dalla Lega per scegliere il possibile candidato sindaco di Milano alle elezioni comunali del 2027. Subito dietro di lui c’è Silvia Sardone, eurodeputata e vicesegretaria del Carroccio. Il voto, che ha coinvolto circa 10mila partecipanti, non chiude però la partita. Anzi, la apre dentro il centrodestra, dove il profilo di Sardone resta divisivo e gli alleati chiedono un nome più largo.

Salvini primo, Sardone seconda

A comunicare l’esito della consultazione è stato Samuele , segretario provinciale della Lega e consigliere comunale a Milano. Salvini ha ottenuto oltre 5mila , Sardone circa 4.600: insieme hanno raccolto più del 90% dei voti. Molto più staccati gli altri nomi indicati dagli , tra cui Morelli, Verri, Spada, Del Debbio, Albertini, Parodi e Borghi.
Per Piscina, la lista emersa dai gazebo sarà «alla coalizione di centrodestra» per arrivare a una scelta «finale e condivisa» sul futuro candidato sindaco. Il messaggio è chiaro: la Lega vuole arrivare presto al nome e spingere gli alleati a non ripetere i ritardi delle ultime amministrative.

Il leader ringrazia ma si sfila

Salvini, come aveva già lasciato intendere, non intende candidarsi. «Avere più di 5mila persone che hanno scritto Salvini è motivo di orgoglio», ha detto il vicepremier, aggiungendo però di voler continuare a fare il ministro.
Il segretario leghista rivendica comunque il metodo delle primarie. A suo giudizio, dove il centrodestra fatica a individuare un candidato, il voto degli elettori può diventare «un bel modello di ascolto». L’obiettivo è soprattutto evitare una scelta all’ultimo minuto. «Dopo 15 anni di sinistra da milanese vorrei guardare avanti», ha detto Salvini, spiegando di non avere preclusioni tra un profilo politico o civico, leghista o non leghista.

Sardone si mette a disposizione

Diverso il caso di Silvia Sardone, che ha dato la propria disponibilità a partecipare a eventuali primarie di coalizione. «Se tutto il centrodestra deciderà di farle, io mi candiderò», ha spiegato. La vicesegretaria sa però che la decisione finale passerà dai partiti, soprattutto se gli alleati non accetteranno il metodo proposto dalla Lega.
Sardone arriva a questa fase forte di un consenso personale costruito negli anni. Dal Consiglio di zona a Milano al europeo, ha sempre raccolto molte preferenze. Nel 2024 è stata rieletta a Bruxelles con circa 75mila voti, seconda solo a Roberto nella Lega. Salvini l’ha poi nominata vicesegretaria, premiando una figura molto riconoscibile nel partito.

Gli alleati frenano

Proprio questa riconoscibilità, però, è anche il principale ostacolo. Sardone è nota per posizioni molto dure sull’ e sull’islam, una linea che mobilita l’elettorato leghista ma preoccupa Forza Italia e Fratelli d’Italia. Il coordinatore forzista lombardo Alessandro Sorte aveva già sintetizzato il punto con una battuta: «Non è la sardonizzazione del centrodestra che ci fa vincere Milano».
Forza Italia guarda da tempo a un profilo civico e più moderato. Tra i nomi circolati c’è quello dell’economista Carlo , sponsorizzato anche da Carlo . Fratelli d’Italia, invece, considera spendibile Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati; il più convinto sostenitore della sua candidatura è il presidente del Ignazio La Russa.

La partita interna alla Lega

La consultazione milanese serve a Salvini anche per spostare l’attenzione dalle tensioni interne al partito. Nelle stesse ore dei gazebo ha debuttato il cosiddetto Tavolo dei territori, pensato per dare rappresentanza alle diverse anime della Lega dopo le richieste arrivate dall’ala nordista.
Il clima resta agitato, ma nessuno sembra pronto a sfidare apertamente il segretario. I gazebo di Milano e la candidatura posticcia di Salvini servivano anche a questo: misurare la temperatura interna della Lega a pochi giorni dal ritiro di Mogliano Veneto e dare nuova linfa al segretario.

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