Su Milano il centrodestra si spacca. E le divergenze non riguardano solo le ambizioni del vicepremier Matteo Salvini. A causare dei malumori nella maggioranza sono anche le iniziative del presidente del Senato Ignazio La Russa, che sembra avere come obiettivo quello di vincere la sfida interna sul candidato sindaco. Si scontra così con il sogno della premier Giorgia Meloni di conquistare il capoluogo lombardo e centro produttivo del Paese. Un dirigente di Fratelli d’Italia, come riporta La Stampa, afferma: «Lo lasciano lavorare, ma questo non significa che le decisioni siano state prese». Ergo: l’ultima parola è della presidente del Consiglio.
Ma Ignazio La Russa non demorde e continua a proporre come candidato Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati. Un nome che tuttavia non convince le sorelle Meloni, tanto Giorgia quanto Arianna, le quali preferiscono invece Pietro Tatarella. Il suo curriculum politico è esplicativo della linea che intendono proporre a Milano: si tratta di un ex esponente di Popolo della Libertà – reduce dall’assoluzione relativa all’inchiesta «Mensa dei poveri» –, che potrebbe riuscire a intercettare una platea più ampia di elettori.
Le sorelle Meloni possono portare a esempio quanto accaduto a Lecco, dove Filippo Boscagli (FdI) ha appunto vinto la sfida alle urne, conquistando per la prima volta una provincia lombarda. Prova, questa, che non è necessario proporre come candidato una figura, per così dire, «tradizionalmente identitaria» per uscire vincenti dalle amministrative. A ogni modo, il 26 giugno i parlamentari lombardi si incontreranno al Pirellone per discutere il da farsi. Un incontro che precede i colloqui tra gli esponenti locali del centrodestra previsti per il 6 luglio. Ma Meloni, in realtà, non punta solo a Milano.
Il piano per la Lombardia
Palazzo Marino è solo il primo passo. Il vero obiettivo della premier Meloni è Palazzo Lombardia, attualmente alla guida del leghista Attilio Fontana. E anche su questo c’è confusione sul candidato. Sono diversi i nomi emersi nelle ultime settimane: dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini al presidente della Fondazione Fiera Milano Giovanni Bozzetti.
Anche qui gli storici alleati, quindi la presidente del Consiglio e quello del Senato, si dividono. Prandini è infatti vicino al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, mentre il secondo a La Russa. Tra i due “litiganti”, potrebbe però primeggiare il terzo nome in lizza: l’eurodeputato Carlo Fidanza.
Tutto dipende però dalla scelta o meno di procedere al voto anticipato. Qualora le Camere dovessero sciogliersi in primavera, è possibile che Fontana si candidi per il Parlamento, lasciando scoperto Palazzo Lombardia. Al contrario, se Meloni dovesse decidere di non rinunciare al record di longevità, arrivando quindi alla fine del mandato, le urne lombarde dovrebbero aprirsi tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028. Per questo la premier procede cauta.
Oltre al campo largo sempre più vicino al centrodestra ai sondaggi, ora la maggioranza deve risolvere anche il nodo Vannacci. Il candidato milanese quindi dovrà vantare due caratteristiche: saper convincere l’ala moderata, senza però deludere gli elettori di estrema destra. Questi ultimi soprattutto, potrebbero altrimenti migrare verso il generale. Come, di fatto, sta già accadendo.
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