La possibilità di procedere con il voto anticipato si fa sempre più concreta. La data fissata sul calendario è l’11 aprile 2027. Una scelta che nasce dal minuzioso incastro di diversi tasselli. Sarebbe stato troppo semplice sciogliere le Camere ora e chiamare i cittadini alle urne entro la fine dell’anno corrente. Tra il nodo del vitalizio, i settanta giorni previsti dalla Costituzione tra un mandato e l’altro e il rischio di uno scontro con il Colle, il centrodestra si è ritrovato con poche opzioni alla mano.
Tra Quirinale e vitalizio
Deputati e senatori puntano al vitalizio. Diritto che viene concesso esclusivamente dopo quattro anni, sei mesi e un giorno di mandato. L’attuale esecutivo si è insediato a Palazzo Chigi nel mese di ottobre 2022, dunque prima del 9 aprile 2027 di sciogliere le Camere non se ne parla. Peraltro, si tratta di una mossa che va giustificata al Capo di Stato e al momento non ci sono i motivi per procedere al voto anticipato.
La maggioranza sembra solida, ai sondaggi si è stabilita intorno al 45% e non figurano emergenze tali da dare le dimissioni. Sergio Mattarella potrebbe quindi proporre un esecutivo elettorale. Senza tuttavia imporlo. E dunque se la premier Giorgia Meloni dovesse rifiutarsi, il presidente della Repubblica si vedrebbe costretto a prenderne atto e accettare le sue dimissioni.
C’è poi la questione della Legge di Bilancio, che ha scadenza 31 dicembre 2027. Procedere con le elezioni anticipate l’11 aprile consente alla maggioranza di non varare una Finanziaria all’ultimo minuto, evitando peraltro di inserirla nel dibattito elettorale. Non conviene, poiché date le condizioni economiche – soprattutto in materia energetica – si preannuncia un altro anno di austerity.
Perché Stabilicum
Stabilicum o Melonellum, in base al punto di vista con il quale la si osserva. Il centrodestra sostiene che, così com’è scritta, la nuova legge elettorale garantirà appunto la stabilità al Paese. «Chi vince, governa», è il mantra con il quale viene presentata. Ma di fatto, e qui veniamo al secondo nome con il quale è stata battezzata, si tratta di un “piccolo premierato”. In quanto include un premio di maggioranza spropositato per la coalizione vincente e indebolisce i poteri del Capo di Stato.
Obiettivi
Prima delle elezioni, a ogni modo, la maggioranza ha degli obiettivi chiari. Che intende trasformare in uno strumento per convincere gli elettori. In primo luogo, non può non considerare la sfida nei Comuni – Roma, Napoli, Torino, Bologna e Milano –. La prossima tornata vede il campo largo favorito, per questo la scelta dell’11 aprile, per evitare che una possibile vittoria alle amministrative divenga specchio delle politiche. In secondo luogo, c’è la legge delega sul nucleare, che Meloni vuole far approvare per dare l’illusione di offrire agli italiani una soluzione alla crisi energetica ancora in atto.
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