Il 24 giugno era un giorno festivo, ricorrenza della battaglia di Carabobo, che sancì l’indipendenza dalla Spagna. Quest’anno però la pausa è stata accompagnata dai boati delle due violente scosse che nelle ultime ore hanno colpito il Venezuela. In particolare La Guaira, situata a trenta chilometri dalla capitale e definita «zona disastrata». Le autorità, per proteggere i civili, hanno adibito lo stadio Jorge Luis Garcia Carneiro a rifugio. Nelle stesse ore, con un post la commissaria UE per la gestione delle crisi Hadja Lahbib ha assicurato: «Spagna, Italia e Repubblica Ceca hanno immediatamente offerto assistenza e invieranno squadre di soccorso. Ecco cosa significa solidarietà europea». È stato attivato, infatti, il meccanismo di protezione civile dell’UE.
Il bilancio provvisorio delle vittime arriva dalla presidente ad interim Delcy Rodriguez: 164 morti, 971 feriti e oltre 35.848 dispersi. Le operazioni di soccorso, peraltro, sono rallentate dalle scosse di assestamento che si sono susseguite senza sosta. Una tragedia consumata nel giro di 24 ore. Secondo il Servizio Geologico degli Stati Uniti – che ha confermato che la prima scossa di magnitudo 7.1 si è scatenata a Moron, mentre la seconda di 7.5 a San Felice – è possibile che il numero di morti superi il migliaio. Tanto che Save The Children parla di «corsa contro il tempo». Mentre Rodriguez ha aggiunto: «Il primo messaggio per il nostro popolo è quello di mantenere l’unità per salvare vite».
Il racconto
«È stata una lunga notte», racconta il presidente del Comitato degli italiani all’estero di Caracas Carlos Villino, «la gente è scesa in strada. Molti, in particolare nei quartieri di Los Palos Grandes e San Bernardino, hanno passato la notte fuori con la paura di nuove scosse». Civili e soccorritori hanno trascorso le ore successive a cercare di estrarre i corpi dalle macerie.
Insieme a lui, intercettato da La Presse, interviene anche Antonio Calvino, cittadino di origini siciliane e residente a Caracas dal 2009: «È stata una bomba, qualcosa che non avrei mai potuto immaginare. Morte e distruzione ovunque. La cosa più surreale era il silenzio delle persone, rotto soltanto dal lamento dei cani sotto le macerie». E ha aggiunto: «Sto bene, grazie a Dio. Sono a casa, a Caracas». Lo scenario che si è trovato davanti una volta uscito dall’appartamento era «apocalittico». Descrive «palazzi crollati, corpi sul marciapiede, anche bambini», un «orrore» insostenibile che l’ha spinto a tornare dentro casa, rimasta miracolosamente intatta, pur di non guardare.
«Stiamo vivendo una situazione drammatica», spiega sempre a LaPresse la responsabile per i progetti dell’Associazione Volontari per il Servizio Internazionale (AVSI) in Venezuela Rhaimart Yaracuy, «le persone sono spaventate soprattutto gli anziani e i bambini. I bisogni continuano a crescere, molte persone hanno perso familiari e amici, le case sono crollate e le strade interrotte». E a commentare quanto accaduto è anche il leader dell’opposizione Edmundo Gonzalez, che si rivolge direttamente alla comunità internazionale: «Edifici crollati, famiglie che non sanno dove si trovino i loro cari. Un Paese sotto shock. Non abbiamo cifre attendibili sul numero delle vittime», le sue parole, «il Venezuela ha bisogno di aiuti umanitari di emergenza».
Nel frattempo, dal Vaticano Papa Leone XIV ha inviato 100 mila euro a sostegno della popolazione, dopo aver sentito l’arcivescovo di Caracas, monsignor Raúl Biord Castillo e l’arcivescovo di Midila, monsignor Alberto Ortega Martín.
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