giovedì 13 Agosto 2026
Influencer israeliani

Netanyahu ingaggia influencer e non li paga: finisce in tribunale

Diverse aziende che gestiscono i creator hanno denunciato il premier israeliano. Non hanno ricevuto i compensi pattuiti

Di Maria Vittoria Ciocci
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L’iniziativa del governo di Benjamin Netanyahu di ingaggiare – tramite il Ministero per gli della Diaspora –dieci influencer per diffondere la sua versione del conflitto nella Striscia di Gaza rischia di colpirlo come un effetto boomerang. Secondo un’inchiesta del quotidiano Calcalist, la direzione per la pubblica avrebbe accumulato milioni di dollari di debiti nei confronti delle che gestiscono i creator.

L’obiettivo dell’iniziativa, avviata subito dopo l’attacco del 7 ottobre 2023, era quella di difendere Israele dall’accusa di violazione del . Soprattutto in merito al blocco imposto dalle Idf degli umanitari e del , lasciato marcire all’interno dei camion al confine. E così sono entrate in gioco star di Internet, tra statunitensi e israeliani, ingaggiati per produrre contenuti volti non solo a contrastare le accuse, ma anche a descrivere le notizie diffuse dai media come mera propaganda pro-Pal e pro-Hamas.

Catena di denunce contro Netanyahu

A distanza di mesi, sono emersi i mancati pagamenti. Diverse società e coinvolti nell’operazione sostengono infatti di non aver ricevuto il compenso pattuito e hanno deciso di ricorrere alle vie legali.

Tra i casi più rilevanti ‘è quello della società Speedy Cal, che aveva fornito interviste e contenuti mediatici – studiati nei minimi dettagli – del primo ministro Netanyahu e dell’allora ministro della Yoav Gallant. L’azienda sarebbe in attesa di ricevere mezzo milione di shekel: un debito di circa 160 mila dollari.

La Intellect ha presentato una richiesta ancora più alta, superiore a 1,5 milioni di shekel (circa 487 mila dollari), direttamente all’ufficio del premier. Secondo Calcalist, l’azienda avrebbe sostenuto ingenti spese organizzative, tra cui l’acquisto di biglietti aerei e il trasferimento di persone a l’Aia, nei Paesi Bassi, con l’obiettivo di contrastare le manifestazioni pro-Palestina davanti alla Corte internazionale di giustizia.

Non sono però solo le aziende a protestare. Anche alcuni singoli influencer affermano di non essere stati pagati. Tra questi c’è Nadav Yehud, uno studente che dopo gli attacchi del 7 ottobre era stato ingaggiato per quattro mesi per produrre contenuti di sostegno alla posizione israeliana. Yehud ha dichiarato di non aver mai ricevuto i circa 12 mila dollari promessi dal ministero degli Esteri israeliano.

Il suo caso è arrivato in tribunale. Il giudice ha ordinato allo Stato di risolvere la controversia e pagare la somma pattuita. La sentenza potrebbe ora aprire la strada ad altri da parte di aziende e creator coinvolti nella campagna.

 

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