La partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia è diventato un caso. Il vicepremier Matteo Salvini è intervenuto nel merito delle dichiarazioni del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, che due giorni fa ha chiesto alla rappresentante del Mic Tamara Gregoretti, nel Consiglio di amministrazione della Biennale, di dimettersi in quanto è “venuto meno il rapporto di fiducia“. Secondo il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti questo è un errore. “Sbaglia – Giuli, n.d.r –, come sbagliava chi non voleva alcune bandiere e alcuni atleti alle Paralimpiadi, perché la Biennale è un ente straordinario e autonomo”. E ha aggiunto: “Lo sport, l’arte, la cultura, la musica, il teatro, il cinema avvicinano. Almeno su quello non dovrebbe esserci conflitto”.
Su questo la maggioranza appare chiaramente divisa. E infatti il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, in occasione delle Paralimpiadi, aveva espresso chiaramente sui social di non essere felice del ritorno della Bielorussia e della Russia nella competizione. Aveva inoltre sottolineato che avrebbe fatto il tifo per tutte le squadre, a eccezione delle “due bandiere e ai due inni riammessi dal Comitato internazionale Paralimpico”, “mancando di rispetto a una nazione invasa e devastata” e al “suo popolo sofferente”.
Il tema del coinvolgimento degli artisti russi, così come degli atleti, ha acceso un ampio dibattito. Il confronto nasce soprattutto a fronte degli ultimi eventi, nei quali attori statali come Israele e Stati Uniti sono divenuti protagonisti di attacchi che violano il diritto internazionale. Il veto sulla partecipazione dei cittadini russi alle competizioni artistiche e sportive non ha quindi più senso. Eppure, questo non ha fermato i ministri della Cultura e degli Esteri di 22 Paesi dell’Unione Europea a firmare una lettera indirizzata al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, per condannare la scelta di rimuovere questo veto. Nel testo è inclusa, peraltro, la minaccia di tagliare i fondi europei destinati alla Fondazione.
Anche 7.500 tra artisti, intellettuali, studiosi, politici italiani e internazionali si sono messi di traverso e così hanno deciso di lanciare un appello su charge.org, nel quale si chiede a Buttafuoco di riconsiderare la scelta di concedere alla Federazione Russa di proporre i suoi progetti alla 61esima Esposizione Internazionale dell’Arte, prevista per il 9 maggio e che durerà fino al 22 novembre 2026.
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