lunedì 15 Giugno 2026

Noury (Amnesty) a La Sintesi: “Sulla Flotilla trattamenti crudeli e degradanti. Va sospeso l’accordo con Israele”

Nell'intervista, il portavoce della ong, condanna duramente i pestaggi e le umiliazioni subiti dagli attivisti della Global Sumud Flotilla e chiede all'Unione Europea misure concrete: la sospensione dell'accordo di associazione con il governo Netanyahu.

Da Silvia Forconi
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

Le denunce di gravi abusi fisici e psicologici, confermate dai racconti dei 27 della Global sulle quali la Procura di valuta l’ipotesi di reati come tortura e violenza sessuale, riaccendono i riflettori sul trattamento dei civili da parte di Israele. Da oltre sessant’anni, Amnesty International opera in tutto il mondo come movimento indipendente per contrastare le violazioni dei diritti umani, documentando gli abusi nei confronti dei civili e offrendo una voce a tutela delle vittime e del diritto internazionale. Abbiamo analizzato l’accaduto con il portavoce dell’organizzazione, Riccardo Noury.

Le testimonianze raccolte dalla ong Adalah e i primi riscontri della Procura di Roma parlano di pestaggi, umiliazioni e gravi violenze fisiche e psicologiche, fino a casi di violenza sessuale. Dal punto di vista del diritto internazionale e degli standard sui diritti umani difesi da Amnesty, come si qualificano le azioni compiute dalle forze israeliane sui civili in acque internazionali?

Si è trattato dell’ennesima operazione militare illegale in acque internazionali, questa volta con un livello di violenza ancora maggiore dato l’uso di pallottole di gomma contro persone solidali, pacifiche e che non stavano ponendo in essere alcuna minaccia contro chi le aveva intercettate né, in generale, contro la di Israele, dato che la loro intenzione era alleviare la drammatica crisi alimentare nella Striscia di Gaza, parte dell’azione genocida da parte israeliana.
Nei confronti delle persone attiviste in custodia israeliana si vedono trattamenti crudeli e degradanti ed è ben possibile che nei loro resoconti al ritorno denunceranno torture, compresa la violenza sessuale. Del resto, è ciò che accade quotidianamente alle oltre 9000 persone palestinesi detenute nelle carceri israeliane.

Il ministro israeliano Ben Gvir ha pubblicato un video in cui gli attivisti vengono mostrati legati e a faccia a terra, un’immagine definita “inaccettabile” da molti governi. Al di là della brutalità fisica, quanto è preoccupante l’uso politico e propagandistico del corpo dei detenuti da parte di esponenti del governo israeliano?

Ben Gvir non è nuovo ad atti di bullismo, arroganza e disprezzo per i diritti umani: penso alla torta col cappio quando è stata approvata la legge che prevede la pena di morte per i soli palestinesi o alle sue periodiche ronde nelle carceri israeliane.
Giorni fa abbiamo visto una sorta di “Bolzaneto israeliana” con la differenza che 25 anni fa a Genova i fatti vennero tenuti nascosti mentre in questo caso sono stati esibiti con ostentazione d’impunità.

Il ministro degli italiano Tajani ha chiesto all’UE di valutare sanzioni contro il ministro Ben Gvir. Amnesty International ritiene che questa risposta diplomatica sia sufficiente o servono misure più drastiche e vincolanti nei confronti dell’intero apparato che ha gestito l’operazione?

È evidentemente iniziata la narrazione che, utilizzando i soliti luoghi comuni della “mela marcia” e del “comportamento isolato e individuale” tende a distanziare Ben Gvir dal primo ministro Netanyahu. Si tratta di una narrazione falsa. Può esserci una postura diversa ma, nei confronti delle persone palestinesi e della internazionale, la pensano allo stesso modo. Dunque, non basta sanzionare singoli esponenti del governo israeliano (a questo eventualmente penserà la internazionale) o singoli e loro organizzazioni di riferimento. Occorre fare cose concrete nei confronti del governo Netanyahu: ad esempio, sospendere finalmente l’accordo di associazione tra Unione europea e Israele.

Con il rientro in Italia dei 27 attivisti coinvolti, si apre la fase giudiziaria con i Pm di Roma che valutano i reati di tortura e violenza sessuale. Cosa chiede Amnesty International al governo italiano per garantire la protezione di questi cittadini e assicurare che sia fatta piena e giustizia su quanto accaduto?

La procura di Roma ha già avviato indagini in questo senso, sulla base delle denunce delle persone intercettate e trattenute in precedenza dalle autorità israeliane e spero che le indagini si amplino alle nuove denunce. In caso di nuove missioni solidali e umanitarie, chiediamo ai governi che avranno a bordo propri cittadini e proprie cittadine di dire subito forte e chiaro alle autorità israeliane che essi pretenderanno da Israele il rispetto dei diritti umani. Chiediamo a tutti i governi, dunque anche a quello italiano, di agire perché Israele ponga fine al blocco illegale che sta riducendo alla fame ed esponendo a malattie e a condizioni invivibili la popolazione palestinese della Striscia di Gaza.

Seguite La Sintesi sui nostri social!

Facebook 

Instagram

TikTok

YouTube

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata