Le elezioni presidenziali in Honduras sono sprofondate nel caos istituzionale dopo che la presidente uscente Xiomara Castro ha ordinato un nuovo conteggio “voto per voto” delle schede, sospendendo di fatto il risultato proclamato dal Consiglio Nazionale Elettorale. La decisione ha innescato uno scontro frontale con opposizione, mondo imprenditoriale, vertici militari e governo degli Stati Uniti.
Nuovo conteggio e decreto di Xiomara Castro
Con un decreto firmato nella giornata di oggi, la presidente uscente Xiomara Castro ha disposto un nuovo conteggio integrale dei voti, “voto per voto”, rimettendo in discussione l’esito delle presidenziali. Il provvedimento sospende il risultato ufficiale proclamato il 24 dicembre dal Consiglio Nazionale Elettorale (Cne), che aveva dichiarato vincitore il candidato della destra Nasry Juan “Tito” Asfura.
Secondo i dati diffusi dal Cne, Asfura del Partito Nazionale ha ottenuto il 40,27% dei consensi, superando di stretta misura Salvador Nasralla, del Partito Liberale di centro, fermo al 39,39%. Proprio il sistema di spoglio adottato era stato fortemente contestato sia da Nasralla sia dal partito di governo Libre, aprendo la strada alla mossa estrema di Castro.
I numeri del voto e le contestazioni
Lo scrutinio, descritto come “lunghissimo e controverso”, è durato oltre un mese prima di arrivare alla proclamazione del 24 dicembre, alimentando dubbi e tensioni nel paese centroamericano. Il margine ridottissimo tra il 40,27% attribuito a Asfura e il 39,39% di Nasralla ha reso ancora più esplosiva la disputa, offrendo argomenti a chi chiede una verifica puntuale delle schede.
Il fronte critico ha puntato il dito contro il metodo di conteggio del Cne, giudicato opaco e non sufficientemente garantista, al punto che sia l’opposizione centrista sia il partito di governo Libre hanno messo in discussione la legittimità del risultato. In questo clima, il decreto di riconteggio è stato presentato come un tentativo di ristabilire fiducia nel processo, ma ha finito per spaccare ulteriormente il paese.
L’altolà dell’opposizione e delle Forze armate
La decisione di Castro è stata respinta “con decisione” dall’opposizione, che vede nel decreto un tentativo di ribaltare un esito già proclamato dall’organo elettorale competente. Al coro dei contrari si sono aggiunti settori del mondo imprenditoriale, timorosi di un prolungarsi dell’instabilità politica e delle sue ripercussioni sull’economia nazionale.
Elemento particolarmente delicato è la presa di posizione dei vertici delle Forze Armate, che hanno annunciato che “faranno rispettare la volontà popolare”, schierandosi apertamente contro il nuovo conteggio ordinato dalla presidente uscente. Il segnale lanciato dai militari accresce il rischio di una crisi istituzionale profonda, in un paese con una storia segnata da forti interferenze dell’esercito nella vita politica.
L’avvertimento degli Stati Uniti
Contro il riconteggio voluto da Castro si è espresso anche il governo degli Stati Uniti, intervenuto con toni duri sulla vicenda honduregna. In una nota del Dipartimento di Stato, Washington ha avvertito del rischio di “gravi conseguenze per coloro che cerchino di annullare il risultato delle elezioni”, mandando un messaggio diretto alla classe politica di Tegucigalpa.
L’ingresso in campo degli Stati Uniti aggiunge una dimensione internazionale al braccio di ferro interno, rafforzando la posizione di chi chiede il rispetto del verdetto del Cne. Mentre il paese resta sospeso tra il risultato proclamato e il decreto di riconteggio, il timore è che il caos elettorale possa trasformarsi in una pericolosa crisi di legittimità delle istituzioni.
