A pochi chilometri dal campus della Utah Valley University, dove lo scorso 10 settembre è stato ucciso con un colpo di pistola alla giugulare l’attivista MAGA Charlie Kirk, è iniziato nella notte italiana il processo nei confronti del 23enne Tyler Robinson, accusato di aver sparato il colpo mortale. L’udienza, che durerà diversi giorni, si sta svolgendo davanti all’imputato, ai familiari e agli amici di Kirk. Tra il pubblico è presente sua moglie Erika, insieme a Donald Trump Jr., uno dei figli del presidente.
Chi era Charlie Kirk
Kirk era divenuto una figura fondamentale nel sostegno alla campagna elettorale di Donald Trump e lo stesso vicepresidente JD Vance e altri leader repubblicani lo hanno più volte definito una delle principali voci del movimento MAGA. L’attivista era il fondatore del gruppo politico Turning Point USA ed era diventato un alleato influente del presidente Donald Trump, tanto che la sua morte è stata più volte strumentalizzata dal tycoon nei suoi comizi in giro per il Paese. Proprio queste sue posizioni estremiste avrebbero convinto Robinson ad agire.
L’omicidio di Kirk
Kirk è stato ucciso mentre teneva un comizio all’interno del campus universitario. Stava parlando del diritto americano di possedere armi da fuoco, quando un proiettile lo ha colpito. I video della sua uccisione sono diventati virali in pochi minuti. La sua morte è giunta in un momento di forti tensioni: pochi mesi prima era stata uccisa parlamentare del Minnesota e suo marito, mentre Trump aveva già subito diversi attentati.
Il sospettato non ha ancora presentato una dichiarazione formale di colpevolezza o innocenza e in aula si è mostrato particolarmente apatico. Secondo l’accusa, Robinson aveva accusato Kirk di “diffondere odio” prima della sparatoria e si era detto pronto a “cogliere l’occasione per eliminarlo”. La richiesta dei procuratori è la pena di morte. Tra i primi a testimoniare c’è uno degli agenti accorsi al campus dopo la sparatoria, il quale sostiene di aver trovato il punto da cui Robinson avrebbe esploso il colpo. A favore dell’accusa vi sarebbe il Dna del sospettato rinvenuto su un fucile trovato all’interno del campus, così come le videocamere di sorveglianza che avrebbe ripreso la fuga del 23enne.
La testimonianza del partner di Kirk
Subito dopo l’omicidio, infatti, è partita la caccia all’uomo per individuare il responsabile. Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, Robinson avrebbe parlato della possibilità di uccidere Kirk con il suo coinquilino con cui aveva una relazione. Prima dell’arresto gli aveva mandato un messaggio chiedendogli di controllare sotto una tastiera la presenza del biglietto. Il coinquilino, secondo gli investigatori, rimase scioccato dal contenuto e rispose: “Cosa? Stai scherzando, vero?”. Nonostante le richieste della difesa, il partner non sarà ascoltato in aula ma saranno solo utilizzate le registrazioni dei suoi interrogatori.
La strategia della difesa
Gli avvocati della difesa continuano a mettere in dubbio le accuse, sostenendo che non sia il loro cliente il reale colpevole. Alcuni utenti di internet e sostenitori di Robinson sono della stessa opinione. Sul web hanno anche iniziato a circolare diverse teorie per cui dietro all’omicidio di Kirk vi siano altre entità, tra cui lo stesso movimento MAGA. Erika Kirk ha più volte chiesto di porre fine a questi dibattiti nel rispetto della memoria del marito.
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