mercoledì 27 Maggio 2026
Isis

Pianificava di uccidere le persone gay e sottomettere le donne: fermato jihadista a Reggio Emilia

Nel messaggio alla madre prima dell'arresto: "Vado a fare una cosa in centro con un coltello"

Da Maria Vittoria Ciocci
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Jaber Naggay è un ventiduenne di seconda generazione, fermato a Reggio Emilia per “arruolamento con finalità di terrorismo”. Attualmente il gip ha predisposto la custodia cautelare, alla luce della manifestazione di una forma potenzialmente pericolosa di estremismo religioso. Sognava un’Europa dominata dal Califfato, poiché così “a tutte le donne sarebbe imposto il velo e non avrebbero più un’opinione”. Non solo, nel suo curriculum giudiziario – stilato durante la detenzione in Germania nel carcere di Adelsheim – si legge che “aveva auspicato la morte per persone omosessuali” e che considerava “la violenza un mezzo legittimo per manifestare le sue convinzioni religiose”. Posizione che ha convinto Berlino a espellere Naggay e consegnarlo alle autorità italiane.

In un primo momento sembravano solo provocazioni, ma nelle ultime settimane il giovane di origini marocchine aveva avuto contatti con ambienti che avrebbero potuto persuaderlo a un possibile attentato. Già dalla cella di Adelsheim aveva affermato che “era pronto a morire come martire” e che “presto il territorio tedesco sarebbe stato occupato dallo Stato islamico”. Ma l’espressione più allarmante è quella che sembra una sentenza jihadista: “Voglio solo mettervi in guardia, poiché così è scritto nel Corano. Che mettiate in guardia o no i miscredenti, essi non crederanno comunque a nulla. In nome di Allah misericordioso”. Ha poi elogiato l’attentatore di Wurzburg, un cittadino somalo che accoltellò i passanti il 25 giugno 2021.

A quel punto Naggay è stato rimpatriato ed è tornato a casa dei genitori a Montecchio Emilia. Ha poi aderito alla chat di Telegram seguita dal gruppo ForDm, dove il ventiduenne si è proposto per “un’operazione”. A quel punto, il giovane ha affermato di aver bisogno di denaro. Gli amministratori gli hanno dunque parlato di un addestramento e di un possibile compenso, mentre l’interlocutore lo ha più volte incalzato per capire fino a dove volesse spingersi. “Registrerò un video in cui confesserò di essere un sostenitore di Daesh”, ha quindi tagliato corto Naggay.

“Lupo solitario”, così si è battezzato nel gruppo. Ed è questo che ha fatto scattare le autorità. Così si definiscono gli attentatori che colpiscono i civili con coltelli, auto ed esplosivi artigianali. Da quel momento il giovane di Reggio Emilia non è stato più percepito un “semplice” fanatico religioso, ma come un potenziale terrorista. Poche ore prima dell’arresto, aveva scritto alla madre: “Sto veramente male, chiama la polizia. Vado a fare una cosa in centro con un coltello”.

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