domenica 30 Agosto 2026
Isis

Pianificava di uccidere le persone gay e sottomettere le donne: fermato jihadista a Reggio Emilia

Nel messaggio alla madre prima dell'arresto: "Vado a fare una cosa in centro con un coltello"

Di Maria Vittoria Ciocci
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Jaber Naggay è un ventiduenne di seconda generazione, fermato a Reggio Emilia per “arruolamento con finalità di terrorismo”. Attualmente il gip ha predisposto la , alla luce della manifestazione di una forma potenzialmente pericolosa di religioso. Sognava un’Europa dominata dal Califfato, poiché così “a tutte le donne sarebbe imposto il velo e non avrebbero più un’opinione”. Non solo, nel suo curriculum giudiziario – stilato durante la in Germania nel carcere di Adelsheim – si legge che “aveva auspicato la morte per persone omosessuali” e che considerava “la violenza un mezzo legittimo per manifestare le sue convinzioni religiose”. Posizione che ha convinto Berlino a espellere Naggay e consegnarlo alle autorità italiane.

In un primo momento sembravano solo provocazioni, ma nelle ultime settimane il giovane di origini marocchine aveva avuto contatti con ambienti che avrebbero potuto persuaderlo a un possibile . Già dalla cella di Adelsheim aveva affermato che “era pronto a morire come martire” e che “presto il territorio tedesco sarebbe stato occupato dallo Stato islamico”. Ma l’espressione più allarmante è quella che sembra una sentenza jihadista: “Voglio solo mettervi in guardia, poiché così è scritto nel Corano. Che mettiate in guardia o i miscredenti, essi non crederanno comunque a nulla. In nome di Allah misericordioso”. Ha poi elogiato l’attentatore di Wurzburg, un cittadino somalo che accoltellò i passanti il 25 giugno 2021.

A quel punto Naggay è stato rimpatriato ed è tornato a casa dei genitori a Montecchio Emilia. Ha poi aderito alla chat di seguita dal gruppo ForDm, dove il ventiduenne si è proposto per “un’“. A quel punto, il giovane ha affermato di aver bisogno di denaro. Gli amministratori gli hanno dunque parlato di un addestramento e di un possibile compenso, mentre l’interlocutore lo ha più volte incalzato per capire fino a dove volesse spingersi. “Registrerò un video in cui confesserò di essere un sostenitore di Daesh”, ha quindi tagliato corto Naggay.

“Lupo solitario”, così si è battezzato nel gruppo. Ed è questo che ha scattare le autorità. Così si definiscono gli attentatori che colpiscono i civili con coltelli, auto ed esplosivi artigianali. Da quel momento il giovane di Reggio Emilia non è stato più percepito un “semplice” fanatico religioso, ma come un potenziale terrorista. Poche ore prima dell’arresto, aveva scritto alla madre: “Sto veramente male, chiama la . Vado a fare una cosa in centro con un .

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