Sale ancora la tensione tra Ucraina e Ungheria. In un video diffuso sui social, il premier ungherese Viktor Orbán parla al telefono con le figlie: «Sono sicuro che vedrete al telegiornale che gli ucraini hanno minacciato non solo me, ma anche voi».
Il filmato è una risposta alle dichiarazioni di Hrihoriy Omelchenko, ex membro dei servizi di sicurezza ucraini ma figura oggi piuttosto marginale, che in un’intervista televisiva aveva suggerito che «qualcuno» potrebbe «occuparsi» del leader ungherese se non cambiasse posizione sulla guerra.
Le accuse di Zelensky
Lo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva già ventilato la possibilità di «consegnare il discorso di questa persona (Orbán, ndr) alle nostre forze armate». E ieri, in un’intervista a Politico, ha rinnovato le accuse a Orbán di favorire l’aggressione russa, di mantere rapporti strategici con Mosca e di non aver mai fornito sostegno militare a Kiev. Secondo Zelensky, «non è una questione personale. Non è un conflitto tra Ungheria e Ucraina. Il conflitto è tra Europa e Ungheria».
Il veto sugli aiuti
Lo scontro tra Ungheria e Ucraina tiene infatti in stallo anche l’UE. Il prestito da 90 miliardi di euro destinato a sostenere la difesa e l’economia ucraina, approvato dai leader europei a dicembre, è ancora bloccato dal veto di Orbán, che ha posto come condizione previa la riparazione dell’oleodotto Druzhba.
Ungheria e Slovacchia hanno ottenuto un’esenzione dal divieto di importazione di idrocarburi dalla Russia, ma l’oleodotto che dovrebbe rifornirle è stato messo fuori uso due mesi addietro e mai riparato. Gli ucraini accusano i russi di averlo danneggiato ma al momento, a causa del conflitto, non è stato possibile provvedere né a una missione d’inchiesta sui fatti né al ripristino dell’infrastruttura.
Il ruolo della Slovacchia
Chi sperava che una (tutt’altro che peregrina) sconfitta di Orbán alle elezioni di aprile avrebbe permesso di superare l’impasse, ha però dovuto ricredersi. Il premier slovacco Robert Fico ha dichiarato che, se anche Orbán dovesse uscire di scena, sarà lui a bloccare il prestito europeo destinato a Kiev.
Con il possibile veto ungherese oggi e quello slovacco domani, restano quindi a rischio sia gli aiuti finanziari all’Ucraina sia il nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, che richiedono l’unanimità dei 27 Stati membri. Almeno finché l’oleodotto non tornerà a pompare petrolio russo verso le raffinerie ungheresi e slovacche.
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