La vittoria del No al referendum sulla giustizia ha rimesso in moto il centrosinistra, ma ha anche riacceso uno scontro che covava da tempo: quello sulle primarie e sulla guida della coalizione per le politiche del 2027. Il tema è sul tavolo, ma una linea comune non c’è ancora. E tra Partito democratico e Movimento 5 stelle la distanza resta evidente.
Giuseppe Conte, leader del M5S, si è mosso subito dopo il voto, rivendicando il ruolo delle primarie come strumento per scegliere il candidato premier. Un segnale politico chiaro, che ha spinto il Pd a ribadire una posizione più prudente. I dem non chiudono alla consultazione popolare, ma insistono su un passaggio preliminare: definire prima il progetto politico. Anche perché il Pd resta la prima forza della coalizione e la segretaria dem Elly Schlein punta a non farsi imporre tempi e regole dagli alleati.
Lo ha detto senza giri di parole l’eurodeputato Stefano Bonaccini, presidente del Pd, intervenendo ad Agorà su Rai3: «Se noi ci mettessimo nelle prossime settimane a discutere dello strumento per chi farà il leader e non delle proposte per il Paese, commetteremmo un errore clamoroso e temo lo pagheremmo». Un avvertimento che suona anche come una risposta al pressing dei 5 stelle.
Sulla stessa linea Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, che in un’intervista a Repubblica ha frenato sul tema: «Le primarie non sono una priorità». Per il leader di Alleanza Verdi e Sinistra il passaggio decisivo resta la costruzione di una proposta politica condivisa, capace di tenere insieme le diverse anime dell’opposizione.
Nel Pd, però, c’è anche chi guarda alle primarie come a una possibile via d’uscita se lo scontro dovesse restare aperto. Il dirigente dem Goffredo Bettini lo ha spiegato al Corriere della Sera: «Se c’è un accordo politico su un nome, bene. Altrimenti, le primarie sono la sola soluzione possibile».
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