Il virus dell’Epatite A è arrivato a Roma, con numeri che iniziano a farsi importanti: 120 casi registrati in tutto il Lazio, con una concentrazione particolare nella Capitale, dove tra le Asl Rm1 e Rm2 si contano già 50 pazienti. Anche la provincia di Latina è sotto osservazione con 24 contagi distribuiti tra Aprilia, Fondi, Terracina e altri comuni del litorale. Nonostante la Regione Lazio rassicuri sul fatto che la situazione sia costantemente monitorata e i focolai circoscritti, l’attenzione resta massima.
Tutto sembra essere partito lo scorso 20 febbraio, quando è stato isolato il primo caso legato a delle cozze contaminate in Campania, dove già a gennaio si erano accese le prime spie d’allarme. A Napoli la situazione è ancora più tesa, con 89 contagiati solo nel mese di marzo e ben 60 persone ricoverate all’ospedale Cotugno. Il legame con il consumo di frutti di mare crudi sembra essere certo, come spiegato dall’infettivologa Novella Carannante, la quasi totalità dei ricoverati li aveva mangiati, mentre al momento non risultano contagi legati a frutta o verdura.
Il virus HAV però non viaggia solo attraverso il cibo il contagio può avvenire anche tra persone, dato che alcuni pazienti hanno riferito di non aver consumato molluschi. È il caso, ad esempio, di un uomo registrato a Padova dopo una visita a Napoli, segno che l’infezione si sta spostando seguendo i movimenti della popolazione.
Riconoscere l‘Epatite A non è immediato, poiché il virus ha un tempo di incubazione che può variare dalle due alle sette settimane. Spesso si presenta come una banale influenza, accompagnata da nausea, vomito e una forte inappetenza, poi arrivano segnali inequivocabili come la pelle e il bianco degli occhi che tendono al giallastro e le urine che diventano scure e i dolori addominali. Se negli adulti il malessere è evidente, nei bambini piccoli l’infezione passa spesso senza sintomi, trasformandoli però in involontari veicoli di trasmissione.
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