Il caso che coinvolge Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci entra oggi, lunedì 17 agosto, in una nuova fase giudiziaria. La difesa di Lavitola prepara infatti il ricorso al Tribunale del Riesame contro la misura cautelare in carcere e questa mattina l’avvocato Sergio Cola incontra il suo assistito nel carcere romano di Rebibbia. Il colloquio serve a mettere a punto la strategia difensiva in vista del nuovo passaggio davanti ai giudici, mentre la Procura di Roma continua a lavorare sull’attentato contro il conduttore di Report e sui rapporti che hanno preceduto e seguito l’esplosione davanti alla sua abitazione.
La difesa prepara il ricorso al Riesame
Il principale appuntamento giudiziario dei prossimi giorni riguarda quindi il Tribunale del Riesame. Sergio Cola intende contestare la decisione con cui il giudice per le indagini preliminari ha mantenuto Valter Lavitola in carcere. La difesa punta a ottenere la scarcerazione dell’ex imprenditore oppure una misura cautelare meno restrittiva. Il ricorso dovrebbe arrivare nei primi giorni di questa settimana e potrebbe portare i giudici a valutare nuovamente le esigenze cautelari e il quadro degli elementi raccolti dagli investigatori.
Il passaggio assume particolare importanza dopo le dichiarazioni rese da Lavitola durante l’interrogatorio di garanzia. L’uomo ha infatti ammesso di avere organizzato l’azione contro Ranucci, assumendosi la responsabilità di averne ordinato l’esecuzione, ma ha fornito agli inquirenti una spiegazione del movente molto diversa da quella sostenuta dalla Procura. Secondo la sua ricostruzione, l’obiettivo non consisteva nel fare del male al giornalista, bensì nel provocare un rafforzamento della sua protezione.
La versione di Lavitola e il nodo del movente
Il punto centrale dell’inchiesta resta proprio il movente. Lavitola sostiene di avere agito pensando alla sicurezza di Ranucci e ha spiegato agli inquirenti che voleva spingere le autorità ad aumentare il livello della scorta. La sua versione collega quindi l’attentato a una presunta preoccupazione per l’incolumità del giornalista, che secondo il suo racconto avrebbe corso rischi legati alla propria attività professionale.
La Procura di Roma segue però una ricostruzione differente. Gli investigatori considerano l’ipotesi secondo cui Lavitola avrebbe cercato di aumentare la notorietà pubblica di Ranucci, anche in relazione a un possibile progetto politico. Gli inquirenti hanno analizzato contatti, conversazioni e iniziative che, secondo la loro ricostruzione, potrebbero collegarsi alla costruzione di una struttura politica attorno al giornalista. Questo contrasto sul movente rappresenta uno degli elementi più delicati dell’intera vicenda.
La questione della scorta torna al centro dell’inchiesta
Nelle ultime ore la difesa ha inoltre rilanciato un altro elemento. Secondo quanto sostenuto dall’avvocato Sergio Cola, dagli atti dell’indagine emergerebbe che anche Sigfrido Ranucci aveva chiesto un aumento della propria scorta prima dell’attentato. La difesa considera questo elemento compatibile con la spiegazione fornita da Lavitola e intende utilizzarlo nel confronto con gli elementi raccolti dalla Procura.
Il dato, tuttavia, non dimostra da solo la ricostruzione proposta dalla difesa. Gli investigatori devono infatti stabilire il significato della richiesta di maggiore protezione, il momento preciso in cui Ranucci l’avrebbe presentata e soprattutto se esista un collegamento concreto con il progetto attribuito a Lavitola. La questione della sicurezza del giornalista rappresenta quindi uno dei diversi tasselli che la magistratura dovrà valutare nel prosieguo dell’indagine.
Resta da chiarire quanto sapesse Ranucci
Un altro interrogativo riguarda la conoscenza da parte di Ranucci del progetto organizzato da Lavitola. Il giornalista ha sempre sostenuto di non avere avuto alcun ruolo nell’attentato e la ricostruzione investigativa finora emersa lo considera estraneo alla pianificazione dell’azione. Nelle dichiarazioni riportate nelle ultime ore, tuttavia, la difesa di Lavitola ha sostenuto che Ranucci potrebbe avere intuito l’identità del mandante dopo l’attentato.
Si tratta di una dichiarazione della difesa e non di un accertamento giudiziario. Gli investigatori devono ancora verificare tutti gli elementi utili a ricostruire i rapporti tra i due uomini, il contenuto delle comunicazioni e gli eventuali contatti intercorsi prima e dopo l’esplosione. Proprio per questo motivo, il nuovo interrogatorio che la difesa potrebbe chiedere assume un peso significativo nella strategia processuale di Lavitola.
Un’inchiesta ancora aperta su più fronti
L’attentato risale al 16 ottobre 2025 e provocò ingenti danni davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, senza causare vittime. A distanza di mesi, l’indagine ha portato gli inquirenti a ricostruire una rete di persone accusate di avere partecipato, con ruoli differenti, alla preparazione e all’esecuzione dell’azione. Ora la posizione di Valter Lavitola occupa il centro della vicenda giudiziaria dopo la sua ammissione davanti al gip.
La giornata del 17 agosto segna quindi un passaggio importante soprattutto sul piano della difesa. Lavitola resta in carcere e attende il confronto davanti al Riesame, mentre il suo avvocato prepara una nuova iniziativa giudiziaria. Parallelamente, la Procura continua a verificare il movente, i possibili collegamenti con il progetto politico attribuito a Lavitola e il ruolo delle altre persone coinvolte nell’indagine.
Il caso rimane dunque lontano da una conclusione. La confessione di Lavitola ha chiarito un elemento fondamentale, cioè la sua ammissione di avere ordinato l’azione, ma non ha risolto gli interrogativi sul perché abbia deciso di farlo, su quali obiettivi intendesse realmente raggiungere e su quanto conoscessero il progetto le altre persone entrate nell’inchiesta. Il prossimo passaggio davanti al Tribunale del Riesame potrebbe fornire nuovi elementi sulla solidità del quadro accusatorio e sulla posizione dell’ex imprenditore.
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