lunedì 28 Settembre 2026
Ursula von der Leyen. EPA_Lukas Coch

Resa dei conti su von der Leyen: la Germania minaccia il commissariamento

Gli alleati mettono in discussione le iniziative della presidente. A questo si aggiunge il dibattuto confronto con l'Europarlamento sul bilancio

Di Maria Vittoria Ciocci
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La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen si trova oggi in una posizione di estrema fragilità politica. E non è l’opposizione a minare la sua posizione, ma gli alleati ed eurodeputati della sua stessa coalizione. Dalla premier Meloni che, per quanto pubblicamente si mostri cauta, non vede di buon occhio il . Al premier spagnolo che chiede interventi sul caro energia. Fino alle tensioni con il presidente francese Macron sugli eurobond. A questo, si aggiunge il dibattuto confronto con il Parlamento europeo sul bilancio comune.

Non solo, per la Germania guidata da Friedrich la “macchina burocratica” europea è diventata un freno insostenibile alla competitività delle proprie imprese. Una protesta messa nero su bianco nel documento Agenda per una riduzione sostenibile della burocrazia Ue, anticipato da . Tra le richieste figura anche che venga istituito un organismo di controllo dotato di potere di veto sull’approvazione delle nuove leggi.

Un duro colpo, soprattutto considerando i tentativi di Ursula von der Leyen di soddisfare , seguendo la linea tedesca sul Patto di stabilità e sugli eurobond. Ed esponendosi, peraltro, all’insofferenza di , Francia, e Grecia.

A questo si aggiunge il confronto sul bilancio comune 2028-2034. Il del Parlamento europeo si presenta ancora più ambizioso di quanto avesse prospettato la presidente della Commissione Ue, con un quadro da 1.780 miliardi di euro a costanti – 175 miliardi in più rispetto al piano di Bruxelles –, che include maggiori risorse per la difesa, per la competitività, per la transizione verde e tech. Senza toccare, però, agricoltura e coesione.

Il tentativo, questo, di tenere unita la coalizione, ma che va in contrasto con i Paesi come la Germania, che sono contrari all’aumento dei contributi nazionali. Per concludere, il Parlamento europeo punta ancora sull’esclusione dal bilancio del rimborso di Next Generation Eu – come chiede Macron – anche se Bruxelles ha chiarito che il Recovery è uno strumento “una tantum e va rimborsato”.

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