Il vicepremier Matteo Salvini ha smentito la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “Non è che se vince il Sì, allora Garlasco lo risolvi domani mattina o i tre bimbi – della Famiglia del Bosco, n.d.r. – tornano a casa”. Lo ha spiegato il leader della Lega durante il comizio per il Sì a Milano. Peccato che la stessa Meloni avesse sostenuto, con fermezza e convinzione: “Votate perché non ci debba più essere una vergogna come quella che stiamo vedendo a Garlasco”.
E ancora: “Figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco, quando nessuno dice o fa nulla di fronte alla realtà di bambini mandati a rubare o a fare accattonaggio. Il Referendum è l’unica occasione che i cittadini hanno, e per i cittadini intendo tutte le persone di buon senso di destra e sinistra, di dire che non sono d’accordo su queste sentenze surreali”. Ma per il ministro Salvini, il referendum “non è su questo”. Dunque qual è il punto?
Salvini e le sue contraddizioni
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti smentisce anche sé stesso: “Il Referendum sulla Giustizia è un passo in avanti di civiltà fondamentale. Perché anche quella cronaca di questi giorni, dall’incredibile vicenda di Garlasco al sequestro dei tre bambini portati via da una mamma e da un papà in maniera indegna, pericolosa e vergognosa e preoccupante…una riforma di questa giustizia che non funziona sarà fondamentale”. Parole sue.
Nemmeno la maggioranza insomma, prima promotrice di questo referendum, sa quale sia lo scopo finale. O forse lo sa, ma – come ha detto l’ex magistrata e deputata della Lega Simonetta Matone – “tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto – Carlo Nordio, n.d.r. –, ma sono cose che non si possono dire pubblicamente”.
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