Stamani la segretaria del Partito democratico Elly Schlein è stata ospite di David Parenzo a L’aria che tira, su La7. Nel corso dell’intervista ha affrontato i principali temi all’ordine del giorno, a partire dalla guerra in Medio Oriente.
“Per noi questa guerra non doveva nemmeno partire e su deve fermare prima che sia troppo tardi, prima che abbia delle conseguenze potenzialmente incalcolabili, non solo sulla regione”, ha dichiarato Schlein, esprimendo anche solidarietà al contingente italiano a Erbil dopo l’attacco di ieri.
No all’utilizzo delle basi italiane
“Sanchez ha detto una cosa chiara: la posizione della Spagna è no alla guerra, non si risponde all’illegalità con altra illegalità. Noi la pensiamo come lui. L’altro ieri è arrivato un altro attacco di Trump inaccettabile di minacce di ritorsioni a Sanchez perché sta difendendo il diritto internazionale, che è quello che dovrebbe fare anche il governo italiano”.
Secondo la leader dem, il governo dovrebbe trarre conseguenze più nette dalle sue stesse dichiarazioni: “Crosetto, e anche Meloni con dodici giorni di ritardo, dicono che gli attacchi militari di Trump e Netanyahu sono fuori dal diritto internazionale”. Schlein invita allora Meloni a dire “già da ora che, se Trump ci chiedesse l’utilizzo delle basi in Italia per supportare questi attacchi militari che violano il diritto internazionale, il governo direbbe subito di no, perché questo sarebbe contro l’articolo 11 della nostra Costituzione, che dice chiaramente che l’Italia ripudia la guerra e che non si possono supportare degli attacchi fuori dal diritto internazionale.”
Il giudizio sul regime iraniano
Schlein ha chiarito anche la posizione del Pd sul regime di Teheran. “Nessuno rimpiangerà Khamenei, che era un dittatore sanguinario. Noi siamo sempre stati al fianco del popolo iraniano che lotta per la libertà e la democrazia. Non da adesso, ma già dalle piazze del 2022 dopo la brutale uccisione di Mahsa Amini”. Alla domanda di Parenzo su come aiutare concretamente il popolo iraniano a rovesciare il regime, Schlein ha risposto: “Con tutti gli strumenti che la comunità internazionale ha a disposizione: di pressione, di sanzioni, come giustamente stiamo facendo con la Russia, di democrazia, di politica. Il regime brutale e sanguinario di Teheran non poteva e non può sviluppare un’arma nucleare, ma siamo convinti che il modo per assicurare questo obiettivo fosse proseguire il negoziato in corso a Ginevra, non un bombardamento unilaterale”. La segretaria dem ha poi richiamato le lezioni del passato: “La storia dovrebbe averci insegnato che la democrazia non si esporta con le bombe. Ci ricordiamo l’Iraq. Con le bombe la si indebolisce o la si usa come alibi per altri interessi.”
L’ONU e il Board of Peace
“Se salta il diritto internazionale vale solo la legge del più forte. Per questo chiedo alla Meloni di difendere il diritto internazionale, in linea con la storia del nostro paese, e di difendere quelle sedi multilaterali, come l’ONU, perché sono quelle dove prevale il dialogo tra i popoli e gli Stati anziché l’uso della forza, degli eserciti e della guerra”.
Secondo la leader dem, “è in atto un tentativo più ampio da parte di Trump, che sta smantellando il diritto internazionale e vuole delegittimare l’ONU. Come lo fa? Proponendo il Board of Peace. L’altro giorno Giorgia Meloni ha detto che sarebbe folle non partecipare al Board of Peace; solo che è incostituzionale starci dentro. L’articolo 11 della Costituzione dice che l’Italia può partecipare a degli organismi sovranazionali che lavorino per la pace e la giustizia solo a condizione di parità. Ora lei mi dica se vediamo una condizione di parità in un organo che si è inventato Trump, dove decide lui chi entra e chi esce a seconda delle sue simpatie personali, e dove si è nominato capo a vita”.
La crisi energetica
Schlein ha poi affrontato anche il tema dell’energia e delle ricadute economiche della crisi internazionale. “Ieri Trump ha dichiarato che siccome gli Stati Uniti sono i maggiori produttori di petrolio, con questo aumento stellare del prezzo della benzina anche loro ci guadagneranno. Sa chi ci perde? Lavoratori e imprese italiane. Qui la benzina è arrivata a costare in alcuni territori più di 2,60 euro”.
“Questo mi ha portato a fare una proposta concreta a Giorgia Meloni, quella delle accise mobili”, ha proseguito la leader dem. “Ho apprezzato l’apertura, ma qui il tempo passa, si devono sbrigare, perché oltre ai danni della guerra commerciale che Trump ci ha dichiarato con i dazi, si aggiungono i danni economici su imprese e lavoratori italiani anche di queste sue guerre unilaterali illegali”.
La riforma della giustizia
L’intervista si è poi focalizzata sulla riforma della giustizia e sulla campagna referendaria. “Questa riforma non migliora la giustizia italiana, e non lo dice soltanto il PD, lo dice anche il ministro Nordio. Ha chiarito che questa riforma non incide sull’efficienza della giustizia italiana”. Secondo Schlein, i problemi reali restano irrisolti: “La giustizia italiana non è perfetta, ma non la migliori mettendo i giudici sotto l’influenza e il controllo del governo. La riforma non accelera i processi, non assume il personale che manca e non stabilizza i 12mila precari della giustizia che il governo rischia di lasciare a casa”.
Ha poi ricordato che alcune modifiche sono già state introdotte in passato: “Dalla riforma Cartabia la separazione delle funzioni c’è: un giudice può diventare pubblico ministero o viceversa una sola volta in carriera, nei primi dieci anni di carriera e cambiando il territorio. Quante persone l’hanno fatto? Venti o trenta persone all’anno. La riforma spacca in due il CSM e lo sorteggia”. Sorteggio che Schlein e l’opposizione tutta considerano particolarmente problematico: “Il sorteggio del CSM produce un CSM di soli pubblici ministeri che da un punto di vista garantista è preoccupante perché rischia di rendere la categoria più autoreferenziale, slegata da una cultura giurisdizionale più ampia.”
Il vero obiettivo della riforma
Secondo la segretaria dem, il nodo politico della riforma sarebbe quello a cui più volte esponenti della maggioranza hanno alluso, o che hanno dichiarato apertamente. “Il sottosegretario Mantovano ha spiegato che questa riforma serve a riequilibrare il rapporto tra la politica e la magistratura”. Schlein ha citato anche un episodio recente: “Quando la Corte dei Conti ha bloccato il ponte sullo stretto di Messina perché ha rilevato delle violazioni delle leggi e delle procedure, Giorgia Meloni ha detto che ‘adesso con la riforma costituzionale metteremo fine a questa intollerabile invadenza’”. Da qui la sua conclusione: “Questo governo pensa che chi prende un voto in più alle elezioni abbia diritto a non essere giudicato come accade a tutti i cittadini. Lo dice Meloni che questo è l’oggetto del referendum”.
Infine ha fatto riferimento al caso della capo di gabinetto del ministro della Giustizia, Giusi Bartolozzi, che è ancora al suo posto, non si è scusata, “e ha provato a mettere una toppa peggiore del buco”. Bartolozzi ha detto che ‘Quando ho detto plotone di esecuzione e quando ho detto che con il voto al sì ci togliamo di mezzo la magistratura intendevo solo una parte della magistratura’. “Ma è proprio questo il problema”, sottolinea Schlein: “un governo che pensa di dover decidere chi può fare il giudice e chi no, magari a seconda che gli piacciano o meno le decisioni che i giudici prendono. Ma in una democrazia anche chi governa, soprattutto chi governa, deve essere soggetto a un controllo di legalità.”
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