“Siamo vicini a un accordo”. Donald Trump lo ha ripetuto per trentasette volte dall’inizio del conflitto in Iran. “Teheran vuole disperatamente raggiungere un accordo”. È la seconda frase che il Presidente Usa pronuncia in loop da due mesi e mezzo. Ci ha pensato la Cnn a mettere nero su bianco gli interventi unidirezionali del tycoon, che ogni settimana risponde ai cronisti nello stesso identico modo. Una narrazione dell’escalation in Medio Oriente che però si scontra con la realtà dei fatti. “Nonostante la sua ansia di raggiungere un accordo, l’Iran ha in qualche modo resistito”, sottolinea infatti l’emittente americana.
“L’accordo è vicino”
Donald Trump ha rassicurato i cronisti riguardo il raggiungimento imminente della tregua il 23 marzo, una settimana dopo lo scoppio del conflitto, quando prima di salire a bordo dell’Air Force One aveva parlato di “punti di accordo principali”. Notizia smentita poco dopo dalla delegazione iraniana, che aveva chiarito di non aver iniziato nessun colloquio con Washington. Eppure, il tycoon ha ribadito lo stesso concetto il giorno seguente e poi ancora il 25 marzo, quando ha sostenuto con fervente convinzione che la Repubblica Islamica stesse per capitolare e che quindi fosse “disperatamente” alla ricerca di un compromesso con gli Usa.
Il Presidente ha poi ripetuto lo stesso ritornello il 29 marzo e poi il 6, il 15, il 16 e il 17 aprile. “Penso che sia quasi finita, la considero molto vicina alla conclusione”, aveva dichiarato a Fox News. Concedendosi però un margine di dubbio: “Vedremo cosa succederà”. Il 20 aprile poi aveva pubblicato su Truth il consueto post di rito, nel quale affermava che la guerra presto sarebbe finita e che “non dovrebbe volerci molto”, tanto da interrompere gli attacchi militari per “due o tre giorni”. Questo, alla luce del fatto che delegazione americana e iraniana fossero “vicini a un accordo”.
E se l’ultima settimana di aprile il tycoon aveva ammesso di aver commesso un errore di valutazione – “Ci sono stati periodi in cui pensavamo di essere molto vicini a un accordo e poi non ha funzionato”, le sue parole – a maggio, all’alba della primavera, qualcosa l’ha condotto nuovamente nel solito loop. Il 19 maggio infatti, durante un picnic al Congresso, ha detto: “Metteremo fine a questa guerra molto rapidamente”. E lo ha ripetuto il 23 maggio e ancora il 28, quando durante un’intervista ha ribadito: “Siamo molto vicini a un accordo definitivo con l’Iran”. E ha aggiunto: “Sarà un buon accordo. Non voglio che salti a causa di quello che sta succedendo ora”.
L’ultima volta che il Presidente Usa ha manifestato tutto il suo ottimismo sul dossier iraniano risale alla scorsa settimana, quando ha affermato di prevedere una “vittoria totale” e che la leadership di Teheran “è disposta a darci tutto”. Per poi ripetere, ancora, la stessa identica frase in occasione delle finali dell’Nba, organizzate a New York: “Siamo alle fasi finali di quello che sarà veramente un buon accordo con l’Iran”.
Fatto sta, che da oltre due mesi l’escalation militare in Medio Oriente non sembra arrestarsi. Entrambe le delegazioni puntano i piedi sulle imprescindibili linee rosse e il tycoon, che parla di “accordo entro due o tre giorni” e spera di annunciare presto la cessazione delle ostilità, porta sulla schiena il peso di aver scatenato una crisi energetica globale. Forse, per nulla.
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