googlef35cdb6cf8e7c110-1.html
sabato 18 Aprile, 2026
Logo La Sintesi

Strage del tram 9 a Milano, il conducente ai pm: «Sono svenuto, non ero al telefono»

Interrogato in Procura l'autista indagato per il deragliamento costato la vita a due persone. La difesa: «La chiamata con il collega era già finita, ha avuto un buco nero prima dell'impatto»

Da Silvia Forconi
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

«Un muro nero, poi il nulla fino al risveglio dopo lo schianto». È questa la ricostruzione fornita da Pietro Montemurro, il tranviere di 60 anni alla guida del tram della linea 9 che lo scorso 27 febbraio è deragliato in via Lazzaretto, provocando due morti e cinquanta feriti. Dopo lo choc iniziale, l’autista ha scelto di rispondere per oltre un’ora alle domande delle pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara.

Il giallo della telefonata

Il nodo cruciale dell’inchiesta resta una telefonata. Da un lato ci sono i tabulati della Polizia Locale, che segnano una conversazione di 3 minuti e 40 secondi: un tempo lunghissimo che arriverebbe fin quasi all’istante dello schianto, dall’altro la versione di Montemurro. L’autista ha spiegato ai magistrati che quella chiamata era brevissima (meno di un minuto) ed era stata fatta a tram fermo, prima della fermata di piazza della Repubblica. Il motivo? Non una distrazione, ma la preoccupazione per un forte dolore all’alluce, rimediato a inizio turno mentre aiutava un passeggero disabile a salire con la carrozzina. «Voleva solo un consiglio da un collega su cosa fare se il dolore fosse peggiorato», spiegano i suoi legali. Secondo la difesa, la linea è rimasta “appesa” per errore dopo che i due avevano smesso di parlare.

Il malore

Il conducente ha indicato con precisione il punto in cui avrebbe perso i sensi, ovvero subito dopo la fermata di piazza della Repubblica. Montemurro ha descritto ai pm un improvviso “muro nero”. Un malore fulminante che lo avrebbe colto mentre stava accelerando, lasciandolo svenuto con la mano ancora serrata sulla leva del comando. Il tram, anziché fermarsi in viale Vittorio Veneto, ha tirato dritto, saltando lo scambio dei binari e finendo la sua corsa contro la facciata di un palazzo in via Lazzaretto. Il tranviere ha riferito di essersi “svegliato” solo dopo l’impatto, stordito e con la fronte ferita dal colpo contro il vetro della cabina. Se i medici del Niguarda parlano di una sincope, spetterà ora alla Procura stabilire se quel blackout sia stato causato dal dolore lancinante al piede o da un problema di salute più profondo che l’uomo non sapeva di avere.

Mentre l’inchiesta per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose prosegue, la parola passa ora ai tecnici che dovranno chiarire la situazione in base all’analisi della “scatola nera” del tram e l’incrocio dei dati dei telefoni. «Inutile dare numeri a caso adesso, la scatola nera chiarirà che quando c’è stata la collisione il conducente era già svenuto da minuti», concludono i legali.

Seguite La Sintesi sui nostri social!

Facebook
Instagram
X
TikTok
Youtube

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata