Il sindaco di Milano, dopo gli sviluppi dell’inchiesta sulla vendita dello stadio San Siro, torna a difendere, questa volta tramite social, la posizione del Comune di Milano, affrontando punto per punto le critiche che sono state rivolte all’amministrazione comunale.
Innanzitutto Sala argomenta la scelta di procedere con la costruzione di un nuovo impianto, rispetto alla ristrutturazione di quello esistente. Scelta in parte indirizzata dagli stessi club coinvolti: “Abbiamo ipotizzato la ristrutturazione dello stadio esistente. La posizione dei Club era ed è però chiarissima: o uno stadio nuovo o via da Milano. Meglio Milano con uno stadio nuovo o Inter e Milan a San Donato? lo sono per la prima ipotesi. Credo anche la stragrande maggioranza dei milanesi”.
Abbiamo ipotizzato la ristrutturazione dello stadio esistente. La posizione dei Club era ed è però chiarissima: o uno stadio nuovo o via da Milano
Sala si sofferma poi sul prezzo con cui è stato venduto il Meazza, secondo molti troppo basso: “Abbiamo fatto fare una doppia valutazione. La prima dall’Agenzia delle Entrate, che ci ha indicato un prezzo che è stato poi quello sul quale si è raggiunto un accordo. La seconda da Politecnico e Bocconi, che addirittura hanno ipotizzato un prezzo più basso. Più di cosi…”. Secondo il sindaco, quindi, il prezzo sarebbe congruo a quanto indicato dall’ Agenzia delle entrate.
Da ultimo, Sala risponde alle osservazioni sui 35 giorni per l’avviso pubblico, considerati troppo pochi: “Intanto bisogna chiarire che la Legge Stadi autorizza, anzi spinge i Comuni, a contrattare direttamente con i club locali, senza bisogno di alcun avviso pubblico. L’avviso pubblico, quindi, è stato fatto solo per verificare che non ci fossero soggetti interessati a proporre soluzioni alternative a quella di Milan e Inter.
I 35 giorni erano previsti solo per una generica manifestazione di interesse all’acquisto, o alla ristrutturazione dello stadio. Se poi fosse pervenuta qualche manifestazione di interesse si sarebbe stabilito un termine congruo per formulare una vera e propria offerta, con un livello di approfondimento più elevato.”
Quei 35 giorni, quindi, non avrebbero impegnato nessun soggetto a presentare un’offerta articolata, ma solo a comunicare l’interesse per l’acquisto o la ristrutturazione dello stadio.
“Questa città non merita un sindaco passacarte”
Infine il sindaco difende il suo operato e rivendica di non aver mai fatto passi indietro, neppure davanti a una questione scottante come quella dello stadio:
“Avrei potuto tirare a lungo e lasciare questa patata bollente al prossimo sindaco. Certo, i milanesi avrebbero visto partire i lavori per il nuovo stadio di Roma, per fare un esempio, mentre a Milano ci si sfiniva in dibattiti fra partiti, comitati etc etc. Ma non sarebbe stato da me. Questa città non merita un sindaco passacarte. E speriamo non lo avrà mai.”
Seguite La Sintesi sui nostri social!
