Gli Stati Uniti cercano una nuova strada diplomatica per riportare Russia e Ucraina al tavolo dei negoziati. La proposta americana ruota attorno a tre questioni decisive: il cessate il fuoco, il futuro rapporto tra Kiev e la Nato e una possibile zona economica speciale nel Donbass. Il progetto arriva dopo mesi di sostanziale stallo diplomatico e mentre il conflitto continua a provocare attacchi e vittime sul territorio ucraino.
Il presidente americano Donald Trump ha affidato agli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner il compito di portare a Mosca una proposta concreta. L’obiettivo consiste nel trovare un punto di equilibrio tra richieste molto distanti. Da una parte, Volodymyr Zelensky chiede garanzie occidentali solide per proteggere l’Ucraina da una nuova aggressione. Dall’altra, il Cremlino continua a chiedere condizioni che comprendono la neutralità ucraina e limiti alla capacità militare di Kiev.
Tre capitoli per riaprire il negoziato
La traccia americana nasce da un documento elaborato da Ucraina, Stati Uniti e partner europei. Zelensky aveva descritto il testo come una sorta di «pagina di idee», destinata a offrire una base per la ripresa dei colloqui con Mosca. Il documento affronta almeno tre grandi capitoli e cerca di collegare il problema della tregua alla sicurezza futura dell’Ucraina e alla questione territoriale.
Il primo capitolo riguarda il cessate il fuoco. La proposta deve ancora chiarire diversi aspetti operativi, ma Washington punta a creare una pausa abbastanza solida da consentire alle parti di discutere un accordo più ampio. Gli ultimi sviluppi mostrano però quanto resti fragile qualsiasi tregua. Putin ha infatti accettato una sospensione limitata dei raid e il Cremlino continua a sottolineare che la situazione sul terreno non favorisce Kiev.
La Nato resta uno dei nodi più delicati
Il secondo capitolo riguarda il futuro dell’Ucraina nei confronti dell’Occidente. L’ingresso di Kiev nella Nato non rientra nella prospettiva sostenuta dall’amministrazione Trump. Zelensky cerca quindi una soluzione alternativa che possa garantire all’Ucraina una protezione concreta anche senza l’adesione all’Alleanza Atlantica.
Il presidente ucraino punta in particolare su meccanismi vincolanti di sicurezza, con una struttura che possa ricordare, almeno in parte, la protezione prevista dall’articolo 5 della Nato. Kiev considera questo punto essenziale perché teme che una semplice dichiarazione politica possa lasciare il Paese esposto a un nuovo conflitto dopo la firma della pace.
La questione assume ancora maggiore importanza alla luce della posizione europea. L’Unione europea continua infatti a sostenere l’integrità territoriale dell’Ucraina e considera indispensabile una soluzione diplomatica che garantisca la sicurezza di Kiev e dell’Europa. Parallelamente, l’Ucraina prosegue il proprio percorso di avvicinamento all’Unione europea.
Il Donbass come zona economica speciale
Il terzo capitolo affronta il problema più difficile: il futuro dei territori contesi e occupati dalla Russia. Gli Stati Uniti valutano una soluzione che potrebbe trasformare la parte del Donbass ancora sotto controllo ucraino in una free economic zone, cioè una zona economica speciale amministrata da soggetti terzi.
L’ipotesi riguarderebbe soprattutto una parte della regione di Donetsk dove si trovano città strategiche come Kramatorsk e Sloviansk. Secondo questa impostazione, le forze ucraine potrebbero arretrare da alcune aree senza che Kiev riconosca giuridicamente quelle terre come appartenenti alla Russia. Allo stesso tempo, Mosca dovrebbe ritirare le proprie truppe dalle zone interessate.
La formula cerca quindi di separare il controllo militare dal riconoscimento giuridico della sovranità. Kiev non dovrebbe riconoscere l’annessione dei territori alla Russia, mentre Mosca dovrebbe rinunciare alla presenza militare nelle aree coinvolte dalla zona speciale. Washington tenta così di costruire un compromesso che permetta alle due parti di evitare, almeno nell’immediato, una decisione definitiva sullo status dei territori.
Putin resta lontano dal compromesso
Il principale ostacolo resta la posizione di Vladimir Putin. Il presidente russo considera il Donbass parte della Federazione Russa e ha più volte ribadito questa impostazione. Mosca non sembra quindi disposta ad accettare facilmente una formula che lasci irrisolta la questione della sovranità.
Il Cremlino ritiene inoltre di avere un vantaggio sul campo di battaglia. La Russia ha intensificato gli attacchi e ha sfruttato anche nuovi droni a reazione, più veloci e difficili da intercettare rispetto ai precedenti modelli. I numeri riportati sul loro impiego mostrano una crescita significativa degli attacchi con questi velivoli negli ultimi mesi.
Parallelamente, l’Ucraina deve affrontare difficoltà nella difesa aerea. Zelensky ha chiesto più sistemi di protezione agli alleati occidentali, mentre l’intelligence ucraina teme che Mosca possa preparare nuove operazioni offensive. Il generale Pavlo Palisa, vice capo dell’ufficio presidenziale ucraino, ha riferito di piani russi che prenderebbero in considerazione nuove offensive verso Kiev e Chernihiv.
Gli altri ostacoli sulla strada della pace
Il possibile accordo non riguarda soltanto tregua, territori e garanzie di sicurezza. Sul tavolo restano anche le dimensioni future delle forze armate ucraine, l’eventuale esclusione permanente di Kiev dalla Nato e il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia, attualmente nelle mani delle forze russe.
Per Kiev, mantenere un esercito forte rappresenta una condizione fondamentale per impedire nuove aggressioni. Gli europei condividono questa preoccupazione e non intendono accettare facilmente limitazioni drastiche alla capacità militare ucraina. Mosca, invece, considera la riduzione delle capacità militari di Kiev uno degli elementi centrali della propria visione di sicurezza.
Il viaggio di Witkoff e Kushner rappresenta quindi un nuovo tentativo americano di superare una situazione diplomatica rimasta bloccata. Washington cerca un compromesso che consenta a Mosca e Kiev di tornare a negoziare senza imporre subito una soluzione definitiva sul territorio. La formula della zona economica speciale potrebbe offrire uno spazio di manovra, ma dovrà affrontare la ferma opposizione di chi considera il Donbass una questione di sovranità nazionale.
Il percorso resta dunque incerto. Il vero banco di prova sarà capire se Mosca accetterà di discutere una soluzione temporanea sui territori e se Kiev considererà sufficienti le garanzie di sicurezza offerte dagli Stati Uniti e dai partner europei. Senza un compromesso su questi due punti, anche il nuovo tentativo diplomatico rischia di fermarsi davanti agli stessi ostacoli che hanno fatto fallire i precedenti piani di pace.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()





